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La cannabis è potenzialmente un rischio per salute, ma non per i motivi conosciuti, o paventati, dai più. Un grosso problema che attualmente non sta ricevendo la dovuta importanza sono i funghi che la pianta in questione ospita nel suo complesso. Si parla di oltre cento specie diverse che convivono in una o più parti della suddetta, come le radici o i fiori. Il numero è elevato e quindi anche il rischio di produzione di spore tossiche lo è.
Un team internazionale sta sostenendo, che al di fuori comunque dei discorsi sulla legalità dell’uso della cannabis, ci sia da mettere più attenzione su questo aspetto. Vanno studiati più approfonditamente questi funghi per capirne la portata e l’eventuale rischio per la salute che tanto aleatorio non è. Le piante in sé hanno oltre 3 volte la possibilità di subire un’infezione fungina rispetto ad altre.
Non si conoscono tutte le specie in questione, ma ci sono: Aspergillus, Penicillium, Fusarium e Mucor. Queste preoccupano in quanto possono dare vita a infezioni opportunistiche, soprattutto in persone già fragili e o immunocompromesse. Considerando che questa sostanza può essere usata per trattare alcune patologie debilitanti, il rischio è di fatto alto.
Le parole del team internazionale: “Se l’uso medico della cannabis diventasse più ampiamente accettato, i funghi contaminanti rappresenterebbero una potenziale preoccupazione per la salute pubblica. Esiste una scarsità di studi pubblicati sulla presenza di micotossine nei prodotti derivati dalla cannabis. La legalizzazione della cannabis in diversi paesi, tra cui il Canada e in numerosi stati degli Stati Uniti, dovrebbe aumentare la disponibilità di campioni per testare la presenza di micotossine in futuro.”
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