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Siamo abituati a pensare che il cervello umano si sia evoluto moltissimo durante il periodo degli ominidi e così è vero, ma qualche millennio di anni fa c’è stato un processo inverso. Circa 3.000 anni fa l’organo per eccellenza è diminuito in dimensioni e non si è mai capito realmente il perché. Secondo nuovi scienziati, una chiave di lettura potrebbe trovarsi nelle formiche.
La risposta è la società, o così viene ipotizzato. In termini semplici e brevi, l’aumento delle intelligenza generale e collettiva ha reso meno necessaria la presenza di individui con tale organo più grande. Come detto, una conclusione a cui si è arrivati studiando il comportamento sociale delle formiche dove questo processo risulta simile o dove anche il cervello può ingrandirsi.
Le parole di uno degli autori dello studio, il Dr. Jeremy DeSilva: “Un fatto sorprendente sugli umani di oggi è che i nostri cervelli sono più piccoli rispetto ai cervelli dei nostri antenati del Pleistocene. Il motivo per cui i nostri cervelli si sono ridotti di dimensioni è stato un grande mistero per gli antropologi. Un antropologo biologico e un ecologista comportamentale e neurobiologo evoluzionista hanno iniziato a condividere i loro pensieri sull’evoluzione del cervello e hanno scoperto che una ricerca ponte su esseri umani e formiche potrebbe aiutare a identificare ciò che è possibile in natura.”
L’evoluzione si basa su molti fattori legati alla sopravvivenza e il risparmio energetico è uno di questi. Nel momento in cui l’uomo ha potuto contare su un’intelligenza collettiva più grande allora i cervelli meno affamati di energia, per così dire, sono diventati proprio più efficienti. Questa teoria necessita di molti approfondimenti, ma offre spunti importanti anche per il futuro.
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