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Il durian, il frutto più maleodorante del mondo, potrebbe in futuro ricaricare gli smartphone

La biomassa del durian e del jackfruit può essere utilizzata per ridurre significativamente i costi di accumulo di energia e caricare più rapidamente i dispositivi. I ricercatori dell’Università di Sydney, in Australia, hanno sviluppato un nuovo metodo in grado di trasformare i rifiuti del durian, noto come il frutto più maleodorante del mondo, in supercondensatori che possono “ridurre sostanzialmente” il costo di accumulo di energia e caricare i dispositivi molto rapidamente. Lo stesso risultato è stato ottenuto anche con il jackfruit, il cui odore è allo stesso modo considerato molto pungente.

Utilizzando un durione e un jackfruit acquistati in un mercato, convertiamo le porzioni di rifiuti di frutta, la biomassa, in supercondensatori che possono essere utilizzati per immagazzinare elettricità in modo efficiente“, spiega l’autore dello studio Vincent Gomes.

 

Caricheremo gli smartphone con la frutta?

Attraverso un metodo ecologico, questi frutti sono stati trasformati in aerogel di carbonio stabili. “Gli aerogel di carbonio sono ottimi supercondensatori perché sono altamente porosi“, afferma Gomes. I test effettuati finora mostrano risultati entusiasmanti.

Il durian e il jackfruit hanno dimostrato di funzionare molto meglio dei materiali attualmente utilizzati“, osservano i ricercatori nello studio pubblicato il mese scorso sulla rivista scientifica Journal of Energy Storage.

A causa del riscaldamento globale, è urgente trovare altri modi per produrre e immagazzinare energia in modo sostenibile. Poiché i durian sono oggetto di disgusto per molte persone, questo frutto può essere una soluzione ottimale per caricare dispositivi come telefoni cellulari, tablet e laptop.

Federica Vitale

Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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