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Influenza aviaria: quanto è a rischio l’uomo?

L’influenza aviaria è una di quelle patologia che tornano alla cronaca ciclicamente a seconda dei ceppi e di come colpiscono varie specie di animali. Recentemente se n’è tornato a parlare a causa di una vera epidemia tra i bovini negli Stati Uniti. Questo ha fatto scattare numerose campanelle di allarme soprattutto in quanto i casi sono aumentati in poco tempo. Ora l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che l’uomo di fatto è a rischio con anche un’alta mortalità.

Le parole del portavoce dell’OMS: “Credo che questo resti un’enorme preoccupazione. Il ceppo H5N1 dell’influenza aviaria è diventato una pandemia globale di animali zoonotici. La grande preoccupazione ovviamente è che infettando anatre e polli e poi sempre più mammiferi, quel virus ora si evolve e sviluppa la capacità di infettare gli esseri umani e quindi, in modo critico, la capacità di passare da umano a umano.”

 

Un ceppo pericoloso di influenza aviaria

Nel momento in cui un ceppo di influenza aviaria inizia a colpire i mammiferi, il passaggio all’uomo diventa una questione molto possibile. Non è la prima volta che succede, ma in questo caso ha colpito le mandrie di bovini negli Stati Uniti. Di fatto c’è già stato un primo caso di contagio nell’uomo.

Attualmente le ricerche sono impegnate per creare un vaccino contro questo ceppo di influenza aviaria. In questo stato l’aspetto più importante diventa la sorveglianza degli allevamenti con i contagi. Oltre che a parlare di riduzione dei contagi, bisogna ancora capire di fatto se ci sono altri focolai non individuati.

Giacomo Ampollini

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