Foto di Alex Gindin su Unsplash
L’inquinamento atmosferico è un fenomeno causato soprattutto dall’uomo con cui ormai conviviamo, con ovvi risultati. Anno dopo anno la situazione peggiora e un nuovo studio ha sottolineato un aspetto inquietante. Fondamentalmente esistono pochissimi luoghi sul nostro pianeta che presenta una quantità dell’aria non malsana. Si parla nello specifico di meno dello 0,001% come fetta di popolazione che non si trova in condizioni del genere.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva fissato la soglia di uno dei valori tipici dell’inquinamento atmosferico, il PM 2,5, a 15 μg/m3. Secondo lo studio, tra il 2009 e il 2019 questo valore nella media mondiale era letteralmente poco più del doppio. I dati in sé arrivano da 5.446 stazioni di monitoraggio sparse in 65 paesi diversi. Un rischio concreto per la salute di tutti noi.
Attualmente la zona geografica con i numeri più alti è l’Asia orientale che presentano un valore di oltre 50 μg/m3, di fatto alzando di parecchio la media globale. Le uniche zone considerate invece con un’aria più respirabile sono la Nuova Zelanda e dell’Oceania con rispettivamente 8,5 μg/m³ e 12,6 μg/m³. In Europa la situazione sta lentamente migliorando, ma ci sono comunque situazioni al limite, come anche solo la Lombardia dove gli sforzi fatti vanno però a scontrarsi con la conformazione del territorio e il clima.
Le parole degli autori dello studio: “Questo studio fornisce una profonda comprensione dello stato attuale dell’inquinamento dell’aria esterna e dei suoi impatti sulla salute umana. Con queste informazioni, i responsabili politici, i funzionari della sanità pubblica e i ricercatori possono valutare meglio gli effetti sulla salute a breve e lungo termine dell’inquinamento atmosferico e sviluppare strategie di mitigazione dell’inquinamento atmosferico.”
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