Foto di Sören Funk su Unsplash
Gli oceani e i mari sono letteralmente infestati dalla microplastica. La maggior dei rifiuti dell’uomo finisce per riversarsi tramite fiumi o scarico diretto. Il risultato che uno i luoghi in cui è facile trovare proprio queste particelle sono questi e la situazione è sempre peggio. Secondo una nuova analisi infatti, sui fondali marini la presenza è triplicata negli ultimi 20 anni.
Un aspetto interessante di questi frammenti di microplastica è che di fatto si trovano al capolinea. Le particelle passano il tempo a galleggiare negli oceani per poi piano piano andare sempre più in profondità dove finisco per rimanerci, a meno di eventi esterni. L’aumento dell’accumulo non mostra altro quindi che la tendenza mondiale ad usare questo tipo di materiale.
Le parole dei ricercatori: “I risultati mostrano che, dal 2000, la quantità di particelle di plastica depositate sul fondo del mare è triplicata e che, lungi dal diminuire, l’accumulo non ha smesso di crescere imitando la produzione e l’uso globale di questi materiali. Negli ultimi due decenni, sia aumentato l’accumulo di particelle di polietilene e polipropilene da imballaggi, bottiglie e pellicole alimentari, così come il poliestere da fibre sintetiche nei tessuti per abbigliamento. Il processo di frammentazione avviene principalmente nei sedimenti della spiaggia, sulla superficie del mare o nella colonna d’acqua. Una volta depositato, il degrado è minimo, quindi la plastica degli anni ’60 rimane sul fondo del mare, lasciando lì la firma dell’inquinamento umano.”
A livello mondiale c’è stata una spinta verso cercare di ridurre l’utilizzo di questo materiale per ridurre anche l’accumulo di microplastica. Nei paesi occidentale ci sono stati passi avanti, ma non abbastanza per compensare i paesi in via di sviluppo.
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