Quando pensiamo a robot modulari tornano alla mente ricordi d’infanzia, per esempio Voltron o il Megazord dei Power Rangers, ma questo concept potrebbe non essere troppo distante dal futuro che ci attende. Stando a uno studio, pubblicato su Nature Communications, i robot modulari potrebbero presto diventare realtà.

I ricercatori sono riusciti a progettare macchine modulari in grado di controllare se stessi e di unire le forze con altre macchine per dare vita a un unico “mega-robot”. Un’idea che suona strana, ma comunque potrebbe aprire a nuovi scenari in vari campi.

Uno sciame di robot per affrontare ogni sfida

L’ispirazione, come spesso accade arriva dalla natura. Ricercatori che stiano il comportamento di insetti quali termiti e formiche sa che questi animali riescono a svolgere compiti in gruppi cordinati, arrivando a risultati che da soli non potrebbero nemmeno sognare: trasportare grandi oggetti ad esempio, oppure costruire strutture molto complesse.

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Le termiti in particolare sono note per l’abilità nel realizzare “abitazioni” complicate, i robot modulari sono potenzialmente in grado di fare altrettanto. Marco Dorigo, autore dello studio e ricercatore presso l’Università di Brussels, ipotizza il comportamento di queste macchine su terreni rocciosi. Se un robot resta bloccato ma attaccato agli altri, potrà ottenere maggiore stabilità.

Un potente robot singolo deve essere programmato o modificato ogni volta che l’utente gli richiede una nuova operazione, per esempio una macchina progettata per l’edilizia difficilmente può essere adatta a missioni di salvataggio. I robot modulari invece sono molto più flessibili e meno fragili, oltre tutto è più facile la produzione su larga scala.

Lo scienziato milanese Marco Dorigo.

Lo sciame robotico risulta più affidabile, se un’unità smette di funzionare le altre potranno continuare il lavoro. Il futuro è già qui? Non ancora perché non semplice “insegnare” alle macchine a comportarsi come una squadra, tra le idee al vaglio c’era l’utilizzo di una centrale di controllo, un computer che gestisce i robot e opera decisioni per loro.

Questa prospettiva, sebbene sembri efficiente, rende però la catena più fragile visto che basta un malfunzionamento nella comunicazione con il computer centrale per bloccare completamente il processo. Dorigo e i suoi colleghi hanno optato per qualcosa di diverso. I robot restano autonomi fino a che non entrano in contatto con un’altra unità, dopo di che vanno ad unirsi e ogni modulo cede il controllo a un elemento dello sciame.

Dall’individualità alla squadra, come potete vedere nel video, il colore rosso sta a rappresentare il controllo, che le unità via via cedono al “leader” del gruppo. Ogni robot autonomo necessità di un cervello, ciòè la CPU che ne controlla le azioni e rappresenta l’equivalente del sistema nervoso.

L’idea di uno sciame robotico non è nuova, ricercatori tedeschi si stanno infatti servendo di nano-macchine per combattere il cancro. Quali sono invece le applicazioni pratiche per la tecnologia sviluppata dal team di Dorigo? In campo militare potrebbero esserci numerosi utilizzi, ma questo tipo di soluzione potrebbe essere estesa senza limiti.

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