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Obesità, una nuova pillola GLP-1 fa perdere quasi il 12% del peso in 36 settimane

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Immagine di magnific

La prossima rivoluzione dei farmaci GLP-1 potrebbe arrivare sotto forma di una semplice compressa. Un nuovo agonista orale del recettore GLP-1, chiamato aleniglipron, ha ottenuto risultati promettenti in uno studio clinico di fase 2b condotto su persone con obesità o sovrappeso associato ad almeno una condizione correlata al peso. Dopo 36 settimane, i partecipanti trattati con la dose più alta hanno ottenuto una riduzione del peso corporeo corretta per placebo dell’11,3%, un risultato che si avvicina al 12%.

Che cos’è aleniglipron

Aleniglipron, precedentemente conosciuto come GSBR-1290, appartiene alla stessa grande famiglia farmacologica resa famosa da semaglutide e altri trattamenti contro diabete e obesità. La differenza importante è che si tratta di una piccola molecola non peptidica progettata per essere assunta per bocca una volta al giorno. Il farmaco attiva il recettore del GLP-1, imitando l’azione di un ormone intestinale coinvolto nella regolazione dell’appetito, della sazietà e del metabolismo del glucosio.

Lo studio su 230 partecipanti

Il trial ha coinvolto 230 adulti, con un indice di massa corporea medio di circa 39,5. I volontari sono stati assegnati casualmente a ricevere placebo oppure differenti dosaggi giornalieri di aleniglipron: 45, 90 o 120 milligrammi, raggiunti attraverso un aumento progressivo della dose. Dopo 36 settimane, tutte le dosi del farmaco hanno prodotto una perdita di peso significativamente superiore rispetto al placebo, mostrando una relazione tra quantità somministrata e risposta ottenuta.

Quanto peso hanno perso i partecipanti

Considerando la differenza rispetto al placebo, la perdita media di peso è stata dell’8,2% con 45 milligrammi, del 9,8% con 90 milligrammi e dell’11,3% con la dose da 120 milligrammi. Un dato particolarmente interessante è che, al termine delle 36 settimane, la curva della perdita di peso non sembrava aver ancora raggiunto un vero plateau. Questo lascia aperta la possibilità che trattamenti più lunghi possano produrre ulteriori riduzioni, ipotesi che dovrà però essere verificata negli studi successivi.

Come agiscono i GLP-1

I farmaci che agiscono sul GLP-1 possono ridurre la fame e aumentare il senso di sazietà, aiutando così le persone ad assumere meno calorie. Possono inoltre influenzare lo svuotamento gastrico e, soprattutto nelle persone con diabete, contribuire alla regolazione della glicemia attraverso effetti sulla secrezione di insulina. L’obiettivo non è quindi semplicemente “bruciare grasso”, ma modificare alcuni dei segnali biologici che regolano appetito e assunzione di cibo, particolarmente importanti nell’obesità.

Gli effetti collaterali osservati

Come accade frequentemente con questa classe di farmaci, gli eventi avversi più comuni hanno interessato l’apparato gastrointestinale. Sono stati segnalati disturbi come nausea, vomito e altre manifestazioni digestive, generalmente di intensità lieve o moderata e con una frequenza che tendeva a diminuire nel tempo. Complessivamente, circa il 10% dei partecipanti nei gruppi trattati ha interrotto la terapia a causa di eventi correlati al trattamento. Non sono stati osservati casi di danno epatico indotto dal farmaco.

Perché una pillola potrebbe fare la differenza

Una terapia orale efficace potrebbe rappresentare un vantaggio importante rispetto alle iniezioni utilizzate da molti farmaci per l’obesità. Le piccole molecole possono inoltre essere potenzialmente più semplici da produrre su larga scala rispetto ai farmaci peptidici, con possibili benefici in termini di disponibilità e accessibilità. Questo non significa, tuttavia, che aleniglipron sia già pronto per l’uso: il farmaco è ancora sperimentale e dovrà superare studi clinici più ampi prima che possano essere valutate eventuali autorizzazioni.

Risultati promettenti, ma la sperimentazione continua

La perdita di peso vicina al 12% in 36 settimane rende aleniglipron un candidato interessante nella corsa ai nuovi GLP-1 orali, ma i risultati devono essere interpretati nel loro contesto. Lo studio è di fase 2b, ha coinvolto alcune centinaia di partecipanti e non può ancora stabilire sicurezza ed efficacia sul lunghissimo periodo. Le prossime sperimentazioni dovranno chiarire anche quanto peso possa essere perso continuando il trattamento e cosa accada dopo la sua sospensione. Se questi risultati saranno confermati, però, una nuova generazione di pillole potrebbe ampliare significativamente le opzioni terapeutiche disponibili contro obesità e sovrappeso.

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