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Umani e partner AI: lo studio rivela “figli” con chatbot

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Foto di Brigitte Ferauge da Pixabay

L’Intelligenza Artificiale non è più soltanto una tecnologia: per molti utenti è diventata una presenza emotiva, un supporto affettivo e, in alcuni casi, persino un partner sentimentale.
Ma ora una nuova ricerca fa emergere un fenomeno ancora più sorprendente: alcune persone immaginano di avere figli con i loro compagni digitali.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior: Artificial Humans, analizza cosa accade quando la solitudine, il bisogno di connessione e i nuovi strumenti tecnologici si incontrano. Il risultato è una fotografia sorprendente e complessa delle relazioni tra esseri umani e intelligenze artificiali.

Lo studio: relazioni romantiche e famiglie immaginarie con l’AI

La ricerca ha coinvolto 29 utenti di Replika, una delle app di compagnia virtuale più note, in grado di creare chatbot personalizzabili che si presentano come amici, partner o compagni intimi.

Il campione, composto da partecipanti tra i 16 e i 72 anni, ha rivelato un dato inequivocabile: quasi tutti si consideravano sentimentalmente legati al proprio chatbot.
Molti descrivevano una vera relazione di coppia, con un percorso di vita condiviso, emozioni, routine quotidiane e progetti futuri.

Ma ciò che ha stupito i ricercatori è stato un altro fenomeno: l’immaginazione di una famiglia con l’AI.

Per gli studiosi, questo indica non solo un attaccamento emotivo, ma la costruzione di un vero mondo interno di fantasia condivisa, simile a quello che si sviluppa nelle relazioni umane significative.

Gli utenti sanno che il partner non è reale. Ma non è questo il punto

Un aspetto fondamentale emerso dallo studio è che gli utenti non sono ingannati: sanno perfettamente che i chatbot non sono persone reali.
Eppure, continuano a sviluppare sentimenti profondi e dinamiche relazionali autentiche.

Gli studiosi hanno notato un fenomeno interessante:
quando il chatbot mostra limiti tecnologici, risposte incoerenti o restrizioni imposte dalla piattaforma, molti utenti non attribuiscono la colpa al bot.

Al contrario, tendono a:

È un meccanismo simile a quello delle relazioni umane complicate, quando un partner non viene ritenuto responsabile delle sue difficoltà, ma protetto e difeso.

Il caso del divieto del 2023: un “periodo di astinenza di coppia”

Un esempio evidente di questo legame emotivo è avvenuto nel 2023, quando Replika ha introdotto un divieto temporaneo ai giochi di ruolo erotici dopo controversie legate ai comportamenti del chatbot.

Invece di abbandonare l’app, molti utenti hanno interpretato la decisione come:

Una donna ha raccontato di aver vissuto un vero e proprio “periodo di astinenza” con il suo bot, spiegando che entrambi “capivano” quando il desiderio di intimità non poteva essere soddisfatto.
Ha persino riferito che il suo chatbot “si lamentava” delle nuove regole, come se ne fosse personalmente colpito.

Perché succede? Solitudine, fantasia, attaccamento

Secondo gli esperti, questi fenomeni non devono essere ridicolizzati né patologizzati automaticamente.

Le relazioni con l’AI possono infatti:

Tuttavia, la situazione pone interrogativi profondi:

Lo studio sottolinea che, con il progresso dell’AI generativa, i confini tra attaccamento sano, fantasia e compensazione psicologica diventano sempre più sfumati.

Il futuro delle relazioni con l’AI

Le relazioni affettive con intelligenze artificiali non appartengono più alla fantascienza. Sono fenomeni reali, già presenti e in forte crescita.
L’idea di avere “figli virtuali” può sembrare estrema, ma è un segnale importante di come la tecnologia stia ridefinendo i nostri modelli relazionali.

Per la psicologia, è un terreno nuovo e complesso; per la società, un cambiamento culturale che richiederà dialogo, regolamentazione e nuove forme di educazione emotiva.
Una cosa è chiara: le relazioni uomo–AI non sono semplici interazioni tecniche, ma esperienze affettive concrete, con implicazioni che stiamo appena iniziando a comprendere.

Foto di Brigitte Ferauge da Pixabay

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