Petya, gli hacker alzano il tiro: 230.000 euro il riscatto per il ripristino dei file colpiti

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Ancora Petya protagonista della cronaca cybernetica con la diffusione del primo comunicato ufficiale da parte degli hacker responsabili del ransomware che a Giugno ha colpito i sistemi informatici di mezzo mondo. Dopo il caos in rete, gli attimi di terrore vissuti a Chernobyl con la centrale nucleare parzialmente in tilt e il lento ritorno alla normalità, è un comunicato ufficiale a destare nuovamente preoccupazione. Il riscatto per i file bloccati? Solo 100 Bitcoin, l’equivalente di ben 230.000 euro.

Gli hacker di Petya chiedono il riscatto

Sembrava essere tutto tornato alla normalità ma così non è stato. La diffusione del primo comunicato ufficiale degli hacker responsabili del ransomware che molti ha confuso in una diatriba Petya o NotPetya ha nuovamente  scosso il mondo informatico. Non bastavano i dubbi sulla falla di Eternal Blue e le inutili scuse di Microsoft, adesso la minaccia torna a farsi reale in proporzioni maggiori. Dopo aver raccolto piccole somme tramite generiche minacce, il gruppo di hacker comunica al mondo di far sul serio: con un invito ad una chat room del dark web si richiede il pagamento di 100 Bitcoin, equivalenti a 230.000 euro.

I dubbi sul comunicato ufficiale e il passo falso di Petya

Una cifra considerevole, criterio impossibile da soddisfare per le piccole e medie aziende colpite dal virus. Il comunicato domina oggi le pagine di DeepPaste e Pastebin ma sono in tanti a nutrire parecchi dubbi sulla sua validità. Sospetti appaiono i movimenti effettuati tra i vari portafogli digitali dei responsabili che, astutamente, hanno svuotato il primo per poi trasferire le somme ricevute altrove. Il comunicato sembra reale, contiene due link che conducono a due file cifrati con la chiave utilizzata per il ransomware ma non basta.

Secondo molti esperti l’azione mossa dal gruppo di hacker è, oltre che inutile, anche un maldestro tentativo di frode ai danni dei meno informati. Infatti Petya non blocca i file del pc ma li distrugge completamente, senza possibilità alcuna di recupero.  Un passo falso che confonde ma non convince, simbolo dell’inesperienza di chi sta dietro il fenomeno Petya.

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