Intervento dietetico contro il glioblastoma: dieta speciale rallenta la crescita del tumore cerebrale

Date:

Share post:

Il glioblastoma multiforme (GBM) è il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo negli adulti. Nonostante decenni di ricerca, la prognosi resta drammatica: la sopravvivenza media è di 12-15 mesi dalla diagnosi e meno del 10% dei pazienti supera i cinque anni. Chirurgia, radioterapia e chemioterapia con temozolomide rappresentano lo standard di cura, ma il tumore tende quasi sempre a recidivare. Per questo motivo, i ricercatori stanno cercando strategie complementari capaci di “indebolire” il tumore, e una di queste potrebbe arrivare dalla tavola.

Le cellule tumorali, incluso il glioblastoma, mostrano un metabolismo diverso da quello delle cellule sane. Mentre i neuroni utilizzano il glucosio soprattutto per produrre energia e neurotrasmettitori, le cellule del GBM lo impiegano per sintetizzare DNA, RNA e proteine necessari alla rapida divisione. Questa caratteristica, nota come “effetto Warburg”, rende i tumori particolarmente dipendenti da zuccheri e alcuni aminoacidi. Intervenire sull’alimentazione per limitare queste risorse essenziali potrebbe quindi ridurre la capacità del tumore di crescere.

Glioblastoma: come la dieta può rallentare il tumore cerebrale più aggressivo

Un recente studio ha dimostrato che eliminare dalla dieta due aminoacidi, serina e glicina, può rallentare la progressione del glioblastoma nei topi. Queste due molecole sono fondamentali per la sintesi di nuovi componenti cellulari. Privando il tumore di queste “materie prime”, i ricercatori hanno osservato una crescita ridotta e una maggiore sensibilità alle terapie tradizionali. È un risultato che apre la strada a interventi nutrizionali mirati, ma anche alla possibilità di sviluppare farmaci in grado di bloccare i percorsi metabolici collegati a questi aminoacidi.

Un’altra linea di ricerca si concentra sulle diete a basso contenuto di carboidrati e ricche di grassi, come la dieta chetogenica. In diversi modelli animali, questo regime ha rallentato la proliferazione delle cellule tumorali, ridotto l’angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore) e migliorato la risposta a radioterapia e chemioterapia. La spiegazione è duplice: da un lato, abbassando i livelli di glucosio nel sangue, si priva il tumore della sua principale fonte energetica; dall’altro, i corpi chetonici prodotti in chetosi diventano un carburante alternativo per le cellule sane, ma molto meno utilizzabile da quelle tumorali.

Sebbene i dati su animali siano incoraggianti, gli studi clinici sugli esseri umani sono ancora limitati. Alcuni piccoli trial hanno dimostrato che la dieta chetogenica o regimi a ridotto apporto di carboidrati possono essere tollerati dai pazienti, migliorando qualità della vita, energia e perfino il controllo delle crisi epilettiche spesso associate al glioblastoma. In casi isolati, pazienti che hanno seguito con rigore questo tipo di dieta hanno vissuto più a lungo del previsto o hanno mostrato una stabilità del tumore per periodi insolitamente lunghi. Tuttavia, si tratta di testimonianze preliminari che necessitano di conferme più ampie e rigorose.

L’alimentazione gioca un ruolo anche nella prevenzione

Le diete restrittive non si limitano a ridurre lo zucchero disponibile per il tumore. Numerose ricerche indicano che queste strategie influenzano anche altre vie biologiche cruciali, come la regolazione della proteina mTOR (che controlla la crescita cellulare), l’attività dei mitocondri e persino l’epigenetica, cioè i meccanismi che accendono o spengono i geni. In altre parole, la dieta può agire come un modulatore complesso del microambiente tumorale, aumentando lo stress ossidativo delle cellule cancerose e rendendole più vulnerabili alle cure.

Non bisogna dimenticare che, oltre al trattamento, l’alimentazione gioca un ruolo anche nella prevenzione. Studi osservazionali hanno collegato diete ricche di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, tè e caffè a un rischio minore di sviluppare tumori cerebrali. Al contrario, regimi alimentari ricchi di zuccheri raffinati, carni lavorate e grassi saturi sono stati associati a un aumento del rischio. Sebbene non esista una “dieta miracolosa”, seguire abitudini sane e bilanciate può contribuire a creare un ambiente meno favorevole alla comparsa e progressione del cancro.

Gli interventi dietetici per il glioblastoma rappresentano una frontiera affascinante, ma non ancora consolidata. Non si può pensare che la sola dieta possa sostituire la chirurgia o la chemioterapia, ma piuttosto che diventi un’arma complementare, capace di migliorare la prognosi e la qualità della vita dei pazienti. Nei prossimi anni, nuovi studi clinici più ampi e controllati saranno decisivi per capire se personalizzare l’alimentazione in base al profilo metabolico del tumore possa diventare parte integrante della terapia oncologica. Fino ad allora, la ricerca continua a nutrire la speranza che il cibo possa diventare davvero una medicina, anche contro il cancro al cervello più temuto.

Foto di Wolfgang Hasselmann su Unsplash

Marco Inchingoli
Marco Inchingoli
Nato a Roma nel 1989, Marco Inchingoli ha sempre nutrito una forte passione per la scrittura. Da racconti fantasiosi su quaderni stropicciati ad articoli su riviste cartacee spinge Marco a perseguire un percorso da giornalista. Dai videogiochi - sua grande passione - al cinema, gli argomenti sono molteplici, fino all'arrivo su FocusTech dove ora scrive un po' di tutto.

Related articles

WhatsApp metterà in guardia sui tentativi di truffa

Con l'aumentare dei tentativi di truffa su WhatsApp, Meta ha pensato bene di introdurre una funzione che permetterà...

Ecografo indossabile in gravidanza: la svolta della prevenzione

L'assistenza medica durante la gestazione ha storicamente seguito un protocollo scandito da scadenze rigide, visite ambulatoriali periodiche ed...

Polaroid Go Gen 3: specchio selfie e doppia esposizione nella fotocamera più compatta

Quanta ingegneria serve per ridurre all'essenziale una fotocamera istantanea senza trasformarla in un giocattolo? Polaroid Go Generation 3...

Popolazioni andine e il “superpotere” di digerire patate

Nelle alte Ande, dove l’ossigeno è scarso e le condizioni ambientali sono estreme, alcune popolazioni indigene sembrano aver...