TikTok e l’ombra dell’ibristofilia: come i social romanticizzano i criminali

Date:

Share post:

L’attrazione per il male: quando il crimine diventa desiderabile

Dalla corrispondenza appassionata ricevuta in carcere da Richard Ramirez, il “Night Stalker” degli anni ’80, fino alle migliaia di fan di Ted Bundy o Jeffrey Dahmer sui social, la fascinazione per i criminali non è certo un fenomeno nuovo. Ma oggi, a differenza del passato, questa attrazione trova terreno fertile in un ambiente globale, visivo e costantemente attivo: TikTok.

Il social più frequentato della Generazione Z — con oltre 1,5 miliardi di utenti nel mondo — è diventato un laboratorio psicologico a cielo aperto, dove si mescolano estetica, ironia e disinformazione.
Ed è proprio qui che si manifesta una nuova forma di ibristofilia, ossia l’attrazione sessuale o romantica per chi ha commesso crimini violenti.

Lo studio: la romanticizzazione dei criminali su TikTok

Una ricerca pubblicata su Deviant Behavior ha analizzato centinaia di video e commenti pubblicati tra il 2020 e il 2024, individuando come la piattaforma contribuisca a diffondere rappresentazioni seducenti e distorte dei criminali.

I ricercatori hanno isolato sette principali schemi di comportamento ricorrenti, rivelando come l’algoritmo di TikTok — basato su visualizzazioni e interazioni emotive — finisca per amplificare proprio i contenuti più controversi.

Tra i fenomeni emersi:

  • Effetto alone: la bellezza fisica di un criminale induce a minimizzare i suoi crimini (“non può essere così cattivo”).
  • Transfert attore-criminale: la confusione tra l’attore e il personaggio interpretato — come Zac Efron nei panni di Bundy o Evan Peters come Dahmer — genera una forma di identificazione e fascinazione.
  • “I Can Fix It”: la convinzione, tipicamente femminile, di poter “salvare” o redimere un uomo problematico.
  • Ironia Gen Z: l’uso del sarcasmo e dell’umorismo nero per parlare di crimini gravi, riducendone la gravità emotiva.

Dall’algoritmo alla psicologia: perché succede

Il cuore del problema, spiegano gli autori, non è tanto la semplice esposizione ai contenuti, quanto il coinvolgimento attivo.
Chi mette “mi piace”, commenta o condivide questi video mostra infatti punteggi più elevati nelle scale di ibristofilia.

Secondo la ricerca, i tratti oscuri della personalità — come machiavellismo e psicopatia — aumentano la probabilità di sviluppare attrazione per individui trasgressivi, mentre l’empatia non sembra svolgere un ruolo protettivo significativo.

Da un punto di vista psicologico, questo tipo di attrazione può derivare da diversi fattori:

  • il fascino per il potere e la dominanza;
  • la ricerca di emozioni intense e situazioni proibite;
  • la distorsione dell’immagine del “cattivo redento”, spesso alimentata dai media.

Inoltre, TikTok — come altri social visivi — trasforma i criminali in personaggi di intrattenimento, eliminando il contesto reale delle loro azioni.
La colonna sonora accattivante, il montaggio veloce e l’estetica patinata creano una forma di storytelling emotivo che anestetizza la gravità dei crimini.

Le radici culturali dell’“amore tossico”

Dietro l’ibristofilia si nasconde una narrazione più ampia: quella del romanticismo pericoloso, in cui la passione è confusa con la sofferenza.
Molte giovani donne cresciute in ambienti dove la violenza è normalizzata interiorizzano il mito del “bad boy” come sinonimo di forza, sicurezza o autenticità emotiva.

A ciò si aggiunge un fattore sociologico: l’identificazione empatica con i criminali “incompresi”, spesso percepiti come vittime del sistema o di un trauma.
TikTok, amplificando queste storie, fornisce una cornice visiva che trasforma il male in una forma di estetica ribelle.

Le conseguenze: normalizzazione e rischio emulazione

La romanticizzazione dei criminali non è priva di conseguenze.
Normalizzare la violenza — anche in chiave ironica o estetica — può ridurre la percezione del rischio e incoraggiare dinamiche di dipendenza emotiva e relazioni tossiche.
Inoltre, alimenta la spettacolarizzazione del crimine, un fenomeno che rende sempre più labile la linea tra cronaca e intrattenimento.

Gli studiosi sottolineano che il problema non è solo psicologico, ma anche etico e mediatico: i social network dovrebbero implementare sistemi di moderazione più sensibili al linguaggio del trauma e alle narrazioni che romantizzano la violenza.

Verso una consapevolezza digitale

Contrastare l’ibristofilia richiede un approccio educativo: insegnare a riconoscere le narrazioni distorte dell’amore, i meccanismi di manipolazione e la differenza tra fascino e pericolo.
Serve inoltre una maggiore alfabetizzazione mediatica, in particolare tra i più giovani, per comprendere come l’algoritmo amplifichi contenuti ad alto impatto emotivo, indipendentemente dal loro valore morale o educativo.

In definitiva, TikTok non crea l’ibristofilia, ma la rende virale.
Il compito di trasformare questa consapevolezza in cultura critica — capace di distinguere tra attrazione e idealizzazione della violenza — spetta a noi.

Foto di Solen Feyissa su Unsplash

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

Related articles

WhatsApp metterà in guardia sui tentativi di truffa

Con l'aumentare dei tentativi di truffa su WhatsApp, Meta ha pensato bene di introdurre una funzione che permetterà...

Ecografo indossabile in gravidanza: la svolta della prevenzione

L'assistenza medica durante la gestazione ha storicamente seguito un protocollo scandito da scadenze rigide, visite ambulatoriali periodiche ed...

Polaroid Go Gen 3: specchio selfie e doppia esposizione nella fotocamera più compatta

Quanta ingegneria serve per ridurre all'essenziale una fotocamera istantanea senza trasformarla in un giocattolo? Polaroid Go Generation 3...

Popolazioni andine e il “superpotere” di digerire patate

Nelle alte Ande, dove l’ossigeno è scarso e le condizioni ambientali sono estreme, alcune popolazioni indigene sembrano aver...