L’Inno Hurrita a Nikkal: il canto più antico dell’umanità

Date:

Share post:

Settant’anni fa, negli scavi dell’antica Ugarit — sul litorale dell’attuale Siria — venne alla luce una delle scoperte più sorprendenti della storia della musica: una tavoletta d’argilla quasi integra, incisa in caratteri cuneiformi, che riportava un inno dedicato alla dea Nikkal. Quel frammento, noto come “Inno Hurrita n. 6”, conserva la composizione musicale più antica mai ritrovata, risalente a circa 3.400 anni fa.

Nonostante lo stato lacunoso della tavoletta, il testo e le indicazioni musicali hanno offerto agli studiosi una base sufficiente per tentare ricostruzioni della melodia. Da allora, l’Inno hurrita è diventato oggetto di un’affascinante avventura accademica e artistica, capace di unire linguisti, archeologi e musicisti di tutto il mondo.

Una scoperta che ha riscritto la storia della musica

Le tavolette ritrovate a Ugarit negli anni Cinquanta contenevano vari inni religiosi e testi poetici. Molti di questi includevano accenni a pratiche musicali, ma solo indicazioni generiche: accordature per la lira, richiami rituali, suggerimenti teorici.

L’Inno Hurrita n. 6, invece, rappresentava un’eccezione. Il reperto riportava non solo un testo poetico dedicato a Nikkal — dea cananea dei frutteti e della fertilità — ma anche istruzioni per l’esecuzione musicale, inclusi riferimenti alla posizione delle dita sulla lira. Una sorta di proto-partitura che, pur incompleta, ha offerto una finestra senza precedenti sulla musica del XIV secolo a.C.

La difficoltà maggiore? L’assenza di elementi chiave come la durata delle note e l’accordatura esatta dello strumento. Ma proprio queste lacune hanno alimentato decenni di ricerca e interpretazioni alternative.

Anne Kilmer e la prima grande ricostruzione moderna

La studiosa che più di tutti ha contribuito a far conoscere l’inno al mondo è Anne Draffkorn Kilmer, assiriologa dell’Università della California. Dopo quindici anni di studio, nel 1972 pubblicò la prima trascrizione in notazione musicale moderna dell’inno, permettendo a musicisti e ricercatori di ascoltare, finalmente, una possibile versione di quel canto millenario.

La ricostruzione di Kilmer — basata su un’interpretazione matematica degli intervalli musicali descritti nella tavoletta — è oggi considerata una pietra miliare, anche se non l’unica. Con il passare del tempo, infatti, sono emerse visioni alternative, spesso molto diverse tra loro.

Un inno, molte voci: le interpretazioni contemporanee

L’Inno Hurrita n. 6 ha generato un vero e proprio fenomeno culturale. Oggi ne esistono interpretazioni che spaziano dalla filologia musicale più rigorosa alle sperimentazioni artistiche più libere.

• L’approccio di Richard Dumbrill

Una delle versioni più note è quella dell’archeomusicologo Richard Dumbrill, che collabora con la cantante Lara Jokhader. La loro interpretazione adotta una prospettiva narrativa: l’inno sarebbe cantato da una giovane donna che invoca Nikkal per ottenere fertilità e protezione. Una ricostruzione che cerca di restituire non solo la melodia, ma anche l’emozione che potrebbe aver accompagnato il rito originale.

• L’adattamento per chitarra classica

Il musicologo siriano Raoul Vitale, insieme al compositore Feras Rada, ha prodotto una versione per chitarra classica che reinterpreta la struttura musicale dell’inno con un linguaggio moderno ma rispettoso della tradizione.

• La lettura per pianoforte di Malek Jandali

Il compositore siro-americano Malek Jandali, noto per il progetto Pianos for Peace, ha offerto una traduzione pianistica che trasforma l’inno in una meditazione musicale contemporanea, sospesa tra memoria e reinvenzione.

• Michael Levy e la lira ricostruita

Altri musicisti hanno preferito avvicinarsi all’atmosfera originale dell’epoca. Il compositore Michael Levy esegue l’inno su una lira ricostruita, cercando di far rivivere il suono ancestrale che potrebbe aver accompagnato le cerimonie hurrite. Levy descrive la sua missione come un tentativo di “riaprire un portale” verso un tempo in cui la musica era percepita come un elemento cosmico, parte dell’ordine stesso dell’universo.

Sperimentazioni moderne: dal lo-fi al reggae

La fascinazione per questo frammento musicale non si limita agli studiosi. Il chitarrista Steve Onotera, ad esempio, ha esplorato l’inno in chiave synthwave, lo-fi e reggae dub, prima di approdare a una versione minimalista per chitarra elettrica. La melodia antichissima ha così trovato nuove forme espressive, dimostrando una sorprendente capacità di adattamento ai generi contemporanei.

La versione più condivisa online resta però quella del cantante e polistrumentista Peter Pringle, che reinterpreta la linea melodica sulla scorta dell’approccio di Dumbrill. Un’esecuzione che molti definiscono “da brividi”, per la sua capacità di far percepire il passaggio del tempo e l’universalità della musica.

Un’eredità sonora ancora viva

L’Inno Hurrita n. 6 continua a stimolare nuove ricerche. Siti specializzati come Amaranth Publishing rendono disponibili gratuitamente file MIDI basati sulle trascrizioni più autorevoli, invitando musicisti e appassionati a cimentarsi con nuove ricostruzioni.

A distanza di tre millenni e mezzo, un canto inciso su un frammento d’argilla continua a parlarci. Non solo come reperto archeologico, ma come testimonianza del desiderio umano di lasciare traccia attraverso la musica. Una voce antica che, sorprendentemente, trova ancora oggi il modo di farsi ascoltare.

Foto di Petra da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

Related articles

WhatsApp metterà in guardia sui tentativi di truffa

Con l'aumentare dei tentativi di truffa su WhatsApp, Meta ha pensato bene di introdurre una funzione che permetterà...

Ecografo indossabile in gravidanza: la svolta della prevenzione

L'assistenza medica durante la gestazione ha storicamente seguito un protocollo scandito da scadenze rigide, visite ambulatoriali periodiche ed...

Polaroid Go Gen 3: specchio selfie e doppia esposizione nella fotocamera più compatta

Quanta ingegneria serve per ridurre all'essenziale una fotocamera istantanea senza trasformarla in un giocattolo? Polaroid Go Generation 3...

Popolazioni andine e il “superpotere” di digerire patate

Nelle alte Ande, dove l’ossigeno è scarso e le condizioni ambientali sono estreme, alcune popolazioni indigene sembrano aver...