Per oltre un decennio, la misteriosa città di Shimao, nel cuore della Cina occidentale, ha affascinato archeologi e storici per le sue dimensioni monumentali e il grado sorprendente di innovazione. Con le sue mura di pietra alte metri e un’area urbana superiore ai 4 km², Shimao appariva come un’anomalia nel panorama preistorico cinese: troppo grande, troppo complessa, troppo avanzata per il tempo in cui sorse, intorno al 2200 a.C.
Il nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature aggiunge però un tassello inatteso. Per capire chi avesse costruito un centro di tale imponenza, i ricercatori hanno analizzato il DNA di 169 individui sepolti nel sito e nelle aree circostanti. Il risultato è sorprendente: Shimao non fu fondata da popolazioni arrivate da lontano, ma da comunità già insediate nella regione da oltre un millennio.
Origini locali: la sorpresa del DNA antico
La domanda che ha accompagnato gli studi su Shimao era quasi inevitabile: una città così imponente doveva essere opera di una nuova élite o di gruppi migranti provenienti da regioni più avanzate dal punto di vista tecnologico?
E invece la genetica racconta un’altra storia. Il confronto tra i resti di persone vissute mille anni prima della costruzione della città e quelli di individui sepolti all’interno delle sue strutture mostra una quasi sovrapponibilità genetica.
Nessuna migrazione massiccia, nessun arrivo di popolazioni estranee: i costruttori erano discendenti di gruppi locali.
Secondo i ricercatori, questo dato contribuisce a rafforzare l’idea che l’antica Cina fosse caratterizzata da una notevole continuità demografica, anche nelle zone di frontiera esposte alle incursioni dal nord.
Innovazioni senza migrazioni: un enigma ancora irrisolto
Il risultato genetico, tuttavia, non cancella il problema più intrigante: come fecero popolazioni locali a sviluppare un centro urbano tanto sofisticato?
Shimao non era una semplice città fortificata. Al suo interno sono stati rinvenuti:
- palazzi monumentali;
- opere di scultura in pietra di grande raffinatezza;
- ornamenti in giada di origine lontana;
- tecniche avanzate di urbanistica e architettura;
- testimonianze dell’arrivo precoce di metallurgia del bronzo.
Molte di queste innovazioni, soprattutto la lavorazione dei metalli, arrivavano da regioni occidentali lontane, lungo rotte di scambio che attraversavano proprio l’area di Shimao. Ma se le persone non migrarono, significa che a viaggiare furono le idee e forse piccoli gruppi di artigiani specializzati.
Come osserva un archeologo dello UCLA, “bastano pochi fabbri per cambiare il destino di una regione”.
Una società complessa e stratificata
Il DNA non racconta solo le origini, ma anche la struttura sociale. Le tombe più ricche di Shimao appartenevano perlopiù a uomini imparentati tra loro, indicando una società patrilineare, in cui il potere si trasmetteva di padre in figlio.
In alcuni casi, i ricercatori hanno identificato vere e proprie dinastie familiari, sepolte per generazioni nello stesso complesso funerario.
Le scoperte più inquietanti riguardano i rituali funerari. Alcune tombe contengono donne deposte accanto a figure maschili di alto rango, probabilmente concubine o compagne sacrificate per accompagnare il defunto nell’aldilà. Il DNA dimostra che alcune di queste donne erano persino parenti tra loro, segno di una pratica sistematica che coinvolgeva nuclei familiari interi.
I sacrifici umani e il mistero delle teste decapitate
Uno degli aspetti più controversi del sito riguarda le fosse di teste decapitate scoperte vicino alla porta orientale della città. Uno studio del 2018 le aveva attribuite a giovani donne sacrificate.
Il nuovo esame genetico ribalta del tutto questa interpretazione: nove su dieci erano uomini.
Questo risultato invita alla cautela e ricorda che i segni biologici non sempre bastano per comprendere il significato culturale delle pratiche rituali. In alcune culture antiche, ad esempio, non era raro che mogli o concubine seguissero il marito nella morte, mentre la decapitazione poteva essere parte di rituali di fondazione o protezione.
Shimao, un laboratorio della civiltà
La storia di Shimao rimane in parte avvolta nel mistero. Sappiamo che:
- era una città gigantesca e politicamente complessa;
- fu costruita da popolazioni locali stanziali;
- si trovava in un corridoio cruciale per la diffusione di tecnologie e simboli culturali;
- esercitò un’influenza evidente su ciò che sarebbe diventata la civiltà cinese.
Ma sappiamo anche che il DNA non basta: le idee, le tecniche, le cosmologie che plasmarono la vita della città restano in gran parte da decifrare.
Shimao continua dunque a sfidare gli archeologi, ricordando quanto spesso il passato riesca ancora a sorprenderci.
Foto di Sandip Roy su Unsplash

