Il primo popolamento umano dell’Australia è uno dei temi più dibattuti dell’archeologia. Per anni, gli studiosi hanno oscillato tra due grandi ipotesi: una cronologia breve, che colloca l’arrivo tra 45.000 e 50.000 anni fa, e una cronologia lunga, che spinge l’insediamento a oltre 60.000 anni fa.
Un nuovo studio pubblicato su Science Advances getta luce su questa controversia, aggiungendo un tassello fondamentale: gli esseri umani non raggiunsero l’antica Australia tramite una sola migrazione, ma attraverso due rotte distinte. Un viaggio complesso, a tappe e probabilmente via mare, compiuto in uno dei periodi più remoti della storia umana.
Sahul, il continente perduto che univa Australia, Tasmania e Nuova Guinea
Per comprendere questo viaggio, occorre tornare al Pleistocene, quando i livelli del mare erano molto più bassi di oggi. All’epoca, le masse continentali dell’Australia, della Tasmania e della Nuova Guinea erano unite in un unico territorio chiamato Sahul.
Allo stesso modo, le isole del Sud-est asiatico erano collegate in una macroregione nota come Sunda. Tra le due, però, si estendeva un braccio di mare che non si sarebbe mai prosciugato del tutto: la cosiddetta Linea di Wallace, una barriera biogeografica che gli antichi uomini dovettero superare con mezzi di fortuna, probabilmente zattere o imbarcazioni rudimentali.
L’indagine genetica: 2.500 DNA per ricostruire un viaggio di 60 millenni
Il nuovo studio ha analizzato 2.500 genomi mitocondriali di popolazioni indigene di Australia, Nuova Guinea, Oceania e Sud-est asiatico.
Di ogni campione sono stati esaminati:
- tassi di mutazione
- legami genetici con popolazioni moderne e antiche
- dati archeologici e climatici di supporto
Il risultato combina genetica, archeologia e paleoclimatologia in un’unica narrazione coerente.
Due vie, stesso destino: la rotta meridionale e la rotta settentrionale
Secondo i ricercatori, gli esseri umani che lasciarono Sunda seguirono due grandi corridoi migratori.
1. La rotta meridionale: attraverso Giava e Timor fino all’attuale Darwin
I gruppi che seguirono questa via attraversarono l’attuale Malesia, Giava, Bali e Timor, avvicinandosi progressivamente alla parte occidentale di Sahul.
Questi antichi viaggiatori sarebbero entrati nel continente perduto nei pressi dell’odierna Darwin, dando origine a quelli che lo studio definisce “lignaggi meridionali”.
Sono loro i portatori della componente genetica predominante nel primo popolamento: circa il 64% delle discendenze australiane antiche appartiene a questa migrazione.
2. La rotta settentrionale: dalla catena delle Filippine fino alla Papua Nuova Guinea
La seconda via migratoria si articolò lungo le isole settentrionali: Filippine, Sulawesi, Molucche e Papua.
Da qui, i gruppi umani avrebbero raggiunto Sahul passando per l’attuale Queensland settentrionale.
Questi gruppi appartengono ai cosiddetti “lignaggi settentrionali”, che rappresentano circa il 36% delle discendenze degli antichi popoli di Sahul.
Una migrazione simultanea: entrambe le rotte attive 60.000 anni fa
Una delle scoperte più sorprendenti è che i due percorsi migratori non si verificarono in periodi diversi, ma quasi in simultanea, intorno a 60.000 anni fa.
Questo elemento rafforza l’idea che la colonizzazione di Sahul fu:
- rapida
- organizzata
- frutto di più gruppi distinti, non di un’unica popolazione espansiva
È un quadro che smentisce la visione semplicistica degli antichi umani come esploratori casuali. Al contrario, sembra trattarsi di un movimento strutturato, forse motivato da pressioni climatiche o ecologiche.
Non solo un arrivo: l’insediamento come fenomeno sociale complesso
Il popolamento dell’antica Australia non fu un episodio isolato, ma un processo che coinvolse intere comunità capaci di:
- navigare
- orientarsi tra isole
- adattarsi a nuovi ambienti
- trasmettere conoscenze tecniche
Le rotte migratorie ricostruite suggeriscono contatti tra i vari gruppi, scambi culturali e una sorprendente capacità di colonizzazione precoce.
Cosa resta da scoprire
Nonostante i risultati importanti, molte domande restano aperte:
- Quali tecnologie di navigazione utilizzavano?
- Quanto furono frequenti i contatti tra i gruppi meridionali e settentrionali?
- Esistono tracce archeologiche ancora da individuare lungo le due rotte?
Il DNA ci sta offrendo una mappa, ma il racconto completo dell’arrivo degli esseri umani in Australia è ancora in evoluzione.
Una cosa, però, è ormai chiara: il viaggio verso Sahul fu uno dei più straordinari episodi di esplorazione nella storia dell’umanità.
Foto di beasternchen da Pixabay

