Quando si parla di morbo di Alzheimer, e in generale di forme di demenza, tra i diversi effetti che si possono osservare all’interno del nostro organismo c’è il danno ai neuroni, ma non tutti ne sembrano essere suscettibili. Alcune speciali cellule cerebrali sembrano risultare infatti più resistenti e solo di recente se ne è capito il motivo. In sostanza, elaborano in modo diverso la proteina tau, la stessa il cui accumulo e ormai sinonimo di malattia neurodegenerativa.
Uno studio statunitense ha sfruttato la tecnologia CRISPR per determinare in che modo i neuroni elaborano la proteina tau. Nei testi in laboratorio hanno poi inattivato oltre 20.000 geni trovandone 1.000 legati all’aggregazione delle suddette proteine. Andando più a fondo, hanno individuato un singolo gene in grado di difendere i neuroni dall’accumulo ovvero il gene CRL5SOCS4 aprendo un nuova strada ai trattamenti contro il morbo di Alzheimer.
Alcuni neuroni resistono meglio all’Alzheimer
Per quanto questa scoperta sia il risultato di uno studio complicato, la parte più complicata risulta trovare un modo per tradurre i dati in un trattamento efficace per distruggere le proteine, o perlomeno evitarne l’accumulo così da avere una difesa contro l’Alzheimer.
Le parole dei ricercatori: “Ciò che rende questo studio particolarmente prezioso è che abbiamo utilizzato neuroni umani portatori di una vera e propria mutazione patogena. Queste cellule presentano naturalmente differenze nell’elaborazione della proteina tau, il che ci dà la certezza che i meccanismi che abbiamo identificato siano rilevanti per le patologie umane. È la prima volta che siamo stati in grado di analizzare i neuroni umani alla ricerca di geni che determinano la loro resilienza alla proteina tau.”

