Parkinson: un nuovo collegamento con le microplastiche

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L’inquinamento dovuto alla plastica che si disgrega è ormai qualcosa di onnipresente, o che più semplicemente abbiamo solo ora imparato a osservare. Questi frammenti minuscoli si trovano ovunque, anche all’interno dell’organismo. La situazione non è chiara e sempre più studi cercano di capire cosa implica avere i suddetti corpi estranei muoversi nel nostro corpo soprattutto grazie al flusso sanguigno. Un nuovo studio ne ha esaminato l’effetto in collegamento al morbo di Parkinson.

Il Parkinson, come malattia neurodegenerativa, è causata da molti fattori diversi e per questo al momento risulta difficile trattarla e lo si evince anche con il numero di casi che negli ultimi 25 anni è raddoppiato. E tra i tanti fattori, secondo una nuova ricerca, ci sarebbe anche la microplastica. Il meccanismo principale tramite cui hanno questo effetto è il causare infiammazioni sparse nell’organismo, soprattutto nel cervello oltre che a facilitare l’accumulo tossico delle proteina alfa-sinucleina.

 

Il morbo di Parkinson e l’effetto delle microplastiche

La ricerca, analizzando altri studi pubblicati, sono arrivati alla conclusione che la plastica una volta arrivata al cervello, oltre a favorire gli aggregati sopracitati e l’infiammazione, interrompere la comunicazione con l’intestino e facilitare l’arrivo di metalli dannosi all’organo che normalmente verrebbero filtrati. Si tratta di uno scenario che necessità approfondimenti sia per la complessità, sia per in realtà l’attuale mancanza di conoscenza in merito.

Le parole dei ricercatori: “Questi frammenti, in quanto contaminanti ambientali pervasivi, si infiltrano negli esseri umani attraverso molteplici vie di esposizione, attraversano le barriere biologiche e si accumulano nel sistema nervoso centrale, costituendo un nuovo rischio ambientale per la patogenesi del morbo di Parkinson. La ricerca futura dovrà confrontare sistematicamente il modo in cui le proprietà dei frammenti plastici, tra cui dimensioni, forma, carica superficiale, tipo di polimero e stato di degradazione, influenzano i percorsi correlati al Parkinson”

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