Durante la pandemia Covid-19 ci si è intrattenuti a cercare di capire quanti e quali balzi tra animali avesse fatto il virus prima di arrivare all’uomo. Da un lato poteva aiutare a trovare trattamenti più efficaci, ma dall’altro c’era anche solo il motivo di capire se si poteva incolpare o meno qualcuno. Secondo un nuovo studio generale sui virus però, è stato ipotizzato come il passaggio dagli animali a noi sta venendo preso in considerazione dal punto di vista sbagliato.
Finora si è pensato che un virus debba sviluppare determinate capacità prima di passare all’uomo con il rischio di causare una certa sequenza di eventi. Più salti fa, avvicinandosi ad animali più simili a noi o che venivano a stretto contatto con noi, più rischi ci sono. Uno studio statunitense suggerisce però che questo passaggio non deve far riferimento al virus che sviluppa la mutazione giusta.
Il rischio dietro ai virus
In sostanza, i virus non devono aspettare di sviluppare mutazioni specifiche, ma molti potrebbero già avere le armi per danneggiarci. Sempre una puntualizzazione inutile, e all’atto pratico lo è, ma cambia i paradigmi dietro a cui gli esperti del settore guardano agli agenti patogeni e al rischio che passino a noi. Da qui nasce la necessità di rivedere tutte le precedenti pandemia per capire meglio lo scenario in cui siamo.
Le parole dei ricercatori: “Questo lavoro ha una rilevanza diretta per la controversia in corso sulle origini del Covid-19. Da una prospettiva evolutiva, non troviamo alcuna prova che il SARS-CoV-2 sia stato plasmato dalla selezione in laboratorio o da una prolungata evoluzione in un ospite intermedio prima della sua comparsa. Questa assenza di prove è esattamente ciò che ci aspetteremmo da un evento zoonotico naturale e rappresenta un altro chiodo nella bara per le teorie che invocano la manipolazione in laboratorio.”

