LHS 3844 b è un pianeta roccioso con una massa superiore a quella terrestre, ma orbita intorno a una nana rossa con una velocità vertiginosa: un anno su questo mondo dura appena 11 ore. A causa di questa vicinanza estrema, la temperatura superficiale supera i 700°C, una condizione che solitamente trasforma i pianeti in semplici sfere di roccia nuda. Fino ad oggi, gli astronomi ritenevano che il bombardamento costante di radiazioni avesse rimosso ogni traccia di gas, rendendo LHS 3844 b un gemello arido di Mercurio. Webb, però, ha smentito questa ipotesi.
La firma spettrale che ha cambiato tutto
Utilizzando lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument), il James Webb ha catturato lo spettro di emissione termica del pianeta durante il suo passaggio dietro la stella. I dati hanno rivelato un assorbimento di energia che può essere spiegato solo dalla presenza di una miscela di anidride carbonica e biossido di zolfo. Questa “firma” atmosferica è stata definita “impossibile” perché indica che il pianeta non solo ha conservato dei gas, ma possiede un sistema dinamico capace di rigenerarli, sfidando l’erosione causata dalla stella madre.
Il segreto nascosto nel vulcanismo estremo
Come può un pianeta così tormentato mantenere un’atmosfera? La spiegazione più accreditata nel 2026 risiede nel vulcanismo ultra-attivo. LHS 3844 b potrebbe essere un mondo geologicamente vivo, dove eruzioni costanti rilasciano enormi quantità di gas dall’interno del mantello verso l’esterno. Questo processo, chiamato “outgassing”, creerebbe un’atmosfera di sostituzione: i gas vengono spazzati via nello spazio, ma i vulcani ne producono costantemente di nuovi, mantenendo un equilibrio precario che il telescopio Webb è riuscito a intercettare.
Tettonica a placche su un mondo alieno?
La presenza di un’atmosfera alimentata internamente suggerisce che la super Terra possieda una tettonica a placche o almeno un riciclo crostale attivo. Sulla Terra, questo movimento è fondamentale per regolare il clima e l’atmosfera. Scoprire segni di attività geologica su un pianeta così antico (stimato in circa 7 miliardi di anni) indica che i mondi rocciosi possono rimanere “vivi” molto più a lungo di quanto immaginassimo, conservando un cuore caldo che continua a pompare gas in superficie per ere geologiche.
L’enigma della nana rossa
Le nane rosse, come quella che ospita LHS 3844 b, sono note per i loro brillamenti violenti che possono sterilizzare i pianeti circostanti. Tuttavia, questa scoperta suggerisce che l’atmosfera di una super Terra potrebbe fungere da scudo o che la stella, nel tempo, abbia ridotto la sua aggressività. Se un pianeta così vicino alla sua stella può mantenere un’atmosfera, allora le probabilità di trovare mondi abitabili attorno alle nane rosse — le stelle più comuni della galassia — aumentano drasticamente, allargando i confini della ricerca di vita extra-terrestre.
Nuove molecole: biossido di zolfo e indizi chimici
La rilevazione del biossido di zolfo è particolarmente intrigante. Sulla Terra, questo gas è associato alle eruzioni vulcaniche. Su LHS 3844 b, la sua abbondanza suggerisce una chimica atmosferica dominata dallo zolfo, simile a quella che potremmo trovare su Venere o sulla luna di Giove, Io. Questa composizione chimica “esotica” fornisce ai chimici planetari dati preziosi su come si comportano i gas in condizioni di radiazione estrema, aiutandoci a costruire modelli più accurati per altri pianeti extrasolari.
Webb come macchina del tempo atmosferica
Il telescopio Webb non sta solo guardando nello spazio, ma sta analizzando l’evoluzione dei mondi nel tempo. LHS 3844 b è molto più antico del nostro sistema solare; la studiare sua atmosfera “impossibile” è come guardare al futuro remoto di pianeti come Venere o la Terra, o capire come fossero i pianeti rocciosi nelle prime fasi dell’universo. Ogni dato raccolto dal JWST agisce come un tassello di un mosaico che unisce la geologia, l’astronomia e la chimica in una visione olistica del cosmo.
Conclusione: La ridefinizione di “abitabile”
In conclusione, LHS 3844 b ci insegna che la natura è molto più resiliente di quanto le nostre teorie suggeriscano. Un’atmosfera che non dovrebbe esistere è la prova che non abbiamo ancora compreso appieno i meccanismi di rigenerazione planetaria. Questa super Terra “impossibile” ci spinge a guardare con occhi nuovi anche i mondi più inospitali, perché dove c’è un’atmosfera, c’è una dinamica, e dove c’è una dinamica, c’è la possibilità — per quanto remota — che la vita possa trovare una strada.
Foto di Javier Miranda su Unsplash


