Kaspersky: il 72% degli italiani sceglie l’archiviazione digitale

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Il panorama della conservazione dei dati in Italia sta vivendo una trasformazione radicale verso l’abbandono del supporto fisico. Secondo l’ultima analisi condotta dal centro ricerche di Kaspersky, pubblicata il 31 marzo 2026, il 72% degli utenti italiani preferisce oggi archiviare documenti d’identità, cartelle cliniche e informazioni finanziarie in formato elettronico. Sebbene la digitalizzazione sia ormai pervasiva, resiste un 28% di nostalgici che si affida esclusivamente alle copie cartacee, una scelta che riflette una profonda spaccatura demografica nel Paese.

Il report evidenzia come per i giovani tra i 18 e i 34 anni (Zoomer e Millennial) la dematerializzazione sia pressoché totale, con picchi del 90% a livello globale. Al contrario, gli over 55 mostrano una maggiore diffidenza: quasi un terzo di questa fascia d’età continua a preferire i faldoni tradizionali. Tra chi sceglie il bit, il 46% punta sulla solidità di computer e hard disk, il 28% si affida ai servizi cloud e il 16% utilizza le piattaforme della pubblica amministrazione.

Strategie di protezione e la regola del 3-2-1

Nonostante l’ampia adozione del digitale, la sicurezza rimane un punto critico. Gli esperti di Kaspersky sottolineano che i supporti fisici sono soggetti a deterioramento, mentre i database online possono subire accessi non autorizzati. Per mitigare i rischi, viene suggerita l’adozione della strategia 3-2-1: conservare almeno tre copie dei dati, distribuite su due diversi supporti, con almeno una versione archiviata in una sede esterna (fisica o virtuale).

Un dato incoraggiante arriva dalla consapevolezza: il 96% degli italiani dichiara di adottare misure di protezione. Tuttavia, persiste un comportamento rischioso per il 24% degli intervistati, che utilizza ancora password semplici e facili da indovinare. Per ovviare a questa vulnerabilità, la raccomandazione è di implementare l’autenticazione a due fattori (2FA) e l’uso delle passkey, strumenti che rendono gli attacchi di forza bruta decisamente meno efficaci.

Automazione e gestione dei file sensibili

La complessità dei backup manuali è spesso la causa principale della perdita di dati. Per semplificare la routine, è consigliabile attivare i sistemi automatici già integrati nei sistemi operativi come iCloud, Google Drive o OneDrive. Verificare il corretto ripristino di un file almeno ogni due mesi è una pratica essenziale per testare l’integrità degli archivi. Software dedicati come Kaspersky Premium permettono di pianificare questi processi su Windows, applicando una crittografia nativa alle copie di sicurezza.

Per le informazioni critiche, come le credenziali di accesso e i documenti d’identità scannerizzati, è preferibile l’uso di un Password Manager. Questi strumenti offrono una “cassaforte segreta” protetta da standard militari. Come spiegato da Marina Titova, Vice President for Consumer Business di Kaspersky, il segreto per un backup efficace non è salvare tutto indiscriminatamente, ma classificare i file per priorità. Trattare la protezione dei dati come un flusso di lavoro quotidiano permette di salvaguardare gli asset digitali più importanti senza stress eccessivo per l’utente finale.

Denis Dosi
Denis Dosi
Appassionato di tecnologia e di scrittura sin dalla tenera età, mi laureo in Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Milano nel 2016. Ora lavoro con Focustech riuscendo a combinare le mie due più grandi passioni.

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