Per decenni il Deet è stato considerato il punto di riferimento nella lotta contro le zanzare. Presente in numerosi spray, lozioni e prodotti repellenti, questo principio attivo è utilizzato in tutto il mondo per proteggere milioni di persone dalle punture e dalle malattie trasmesse dagli insetti.
Ora, però, una nuova ricerca suggerisce che la relazione tra zanzare e repellenti potrebbe essere più complessa di quanto si pensasse. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology, alcune zanzare sarebbero in grado di imparare ad associare l’odore del Deet alla presenza di un pasto di sangue, arrivando persino a considerarlo un segnale positivo.
Una scoperta sorprendente che apre nuove domande sulle capacità cognitive di questi insetti e sulle future strategie di prevenzione.
Il protagonista dello studio: Aedes aegypti
La ricerca si è concentrata sulla specie Aedes aegypti, una delle zanzare più studiate e temute al mondo.
Questo insetto è infatti responsabile della trasmissione di diverse malattie infettive, tra cui dengue, virus Zika, febbre gialla e chikungunya. Ogni anno milioni di persone vengono infettate attraverso le sue punture, rendendo fondamentale lo sviluppo di metodi efficaci per limitarne l’attività.
Gli studiosi, guidati dal fisiologo italiano Claudio Lazzari dell’Università di Tours e dal biologo Clément Vinauger del Virginia Tech, hanno voluto capire se le zanzare fossero capaci di modificare il proprio comportamento attraverso l’apprendimento.
Il test ispirato agli esperimenti di Pavlov
Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno utilizzato un metodo basato sul condizionamento pavloviano, lo stesso principio che rese celebri gli esperimenti del fisiologo russo Ivan Pavlov all’inizio del Novecento.
Nei suoi studi, i cani imparavano ad associare il suono di un campanello all’arrivo del cibo.
Con il tempo, bastava il suono a provocare una risposta anticipata.
Nel nuovo esperimento, le protagoniste erano invece le zanzare.
Gli insetti venivano posizionati dietro una rete sottile che impediva loro di raggiungere completamente una sacca contenente sangue caldo. Mentre cercavano di nutrirsi, i ricercatori introducevano nell’ambiente l’odore del Deet.
L’associazione tra il repellente e il sangue veniva ripetuta più volte, creando una sorta di “allenamento” sensoriale.
Quando il repellente diventa un segnale positivo
I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori.
Dopo appena quattro sessioni di addestramento, oltre il 60% delle zanzare mostrava un comportamento diverso rispetto a quello naturale. Invece di evitare l’odore del Deet, gli insetti cercavano di alimentarsi semplicemente percependolo nell’ambiente.
In altre parole, avevano imparato ad associare quel particolare odore alla possibilità di trovare sangue.
Per verificare ulteriormente il fenomeno, gli scienziati hanno proposto alle zanzare una scelta tra due mani umane: una priva di repellente e una trattata con Deet.
Le zanzare non addestrate hanno mostrato il comportamento atteso, evitando la mano trattata. Quelle precedentemente condizionate, invece, si sono dirette con maggiore frequenza proprio verso la fonte associata all’odore del repellente.
Le zanzare sono più intelligenti di quanto pensiamo
Lo studio conferma un aspetto spesso sottovalutato: le zanzare possiedono capacità di apprendimento più sofisticate di quanto si credesse.
Pur avendo un sistema nervoso estremamente semplice rispetto a quello dei mammiferi, questi insetti sono in grado di modificare il proprio comportamento sulla base delle esperienze precedenti.
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno dimostrato che le zanzare possono apprendere, ricordare e adattarsi a diversi stimoli ambientali. Questa flessibilità rappresenta uno dei motivi del loro straordinario successo evolutivo.
La capacità di associare determinati odori a una ricompensa alimentare potrebbe aiutarle a individuare più facilmente le proprie vittime e a sopravvivere in ambienti complessi.
Il Deet funziona ancora?
La scoperta non significa che il Deet sia diventato inutile o che i repellenti abbiano improvvisamente perso efficacia.
Gli esperimenti sono stati condotti in condizioni di laboratorio altamente controllate e non dimostrano che tutte le zanzare sviluppino spontaneamente questa associazione nella vita reale.
Tuttavia, i risultati suggeriscono che alcuni insetti potrebbero essere capaci di adattarsi agli stimoli chimici in modi inattesi. Comprendere questi meccanismi potrebbe diventare fondamentale per sviluppare nuove strategie di controllo delle zanzare e migliorare i sistemi di protezione individuale.
Una sfida per la salute pubblica
Le malattie trasmesse dalle zanzare rappresentano ancora oggi una delle principali minacce per la salute globale.
Per questo motivo ogni nuova informazione sul comportamento di questi insetti assume un’importanza significativa. Se le zanzare possono apprendere e modificare le proprie preferenze attraverso l’esperienza, i ricercatori dovranno tenere conto di questa capacità nello sviluppo dei futuri repellenti.
La ricerca offre anche uno spunto più ampio: persino organismi minuscoli, che spesso consideriamo semplici e prevedibili, possiedono forme di apprendimento sorprendenti.
E forse è proprio questa capacità di adattamento che rende le zanzare avversari così difficili da combattere. Dietro il ronzio che ci tiene svegli nelle notti estive si nasconde infatti un insetto molto più sofisticato di quanto la maggior parte di noi immagini.
Foto di National Institute of Allergy and Infectious Diseases su Unsplash

