Per decenni, alcuni segnali sismici registrati nel Nord America sono rimasti un enigma. Eventi deboli, spesso non percepiti dalla popolazione, sembravano provenire da profondità incompatibili con il comportamento delle rocce terrestri.
Ora, un nuovo riesame dei dati ha portato a una conclusione sorprendente: esiste una classe di terremoti che si origina nel mantello terrestre superiore, una zona dove, secondo i modelli geologici tradizionali, le rocce non dovrebbero fratturarsi, ma deformarsi lentamente.
Questa scoperta riguarda lo stato dello Utah e le aree limitrofe tra Idaho e Wyoming, dove per anni sono stati registrati segnali sismici anomali.
Il caso del terremoto del 1979
Tutto parte da un evento apparentemente insignificante: un terremoto di magnitudo 3,8 registrato il 24 febbraio 1979 vicino al confine tra Utah, Idaho e Wyoming.
All’epoca, l’evento passò quasi inosservato. Nessuna segnalazione significativa da parte della popolazione, nessun danno evidente. Eppure, l’analisi dei dati sismici suggeriva qualcosa di insolito: l’ipocentro del terremoto si trovava a circa 90 chilometri di profondità, ben al di sotto della crosta terrestre.
Quella posizione lo collocava direttamente nel mantello superiore, una regione dove le alte temperature e la pressione elevata rendono le rocce generalmente duttili, cioè capaci di deformarsi senza rompersi.
La riscoperta dei “terremoti del mantello”
Rianalizzando decenni di dati sismici, i ricercatori hanno identificato non un singolo caso isolato, ma una serie di eventi simili.
In totale, sono stati confermati nove terremoti profondi nella stessa area geografica, tutti originati al di sotto della crosta terrestre. A questi si aggiunge un evento più recente, registrato nel 2025 vicino a Maeser, nello Utah, con una magnitudo di 4,1 e una profondità di circa 68 chilometri.
Questi fenomeni sono stati classificati come terremoti del mantello continentale, una categoria finora poco considerata e ancora in fase di studio.
Perché questi terremoti sono così insoliti
La caratteristica che rende questi eventi così sorprendenti è il loro ambiente di origine.
Nel mantello superiore terrestre, le condizioni di calore estremo e pressione elevatissima dovrebbero impedire la frattura improvvisa delle rocce. In teoria, il materiale roccioso in queste condizioni dovrebbe comportarsi come una sostanza viscosa, deformandosi lentamente nel tempo, piuttosto che rompersi bruscamente come avviene nei terremoti superficiali.
Eppure, questi eventi dimostrano che, in determinate condizioni, anche il mantello può generare rotture improvvise.
Come si studiano terremoti così profondi
Individuare l’origine di un terremoto a decine di chilometri sotto la superficie non è semplice. I sismologi si affidano all’analisi delle onde sismiche, che si propagano attraverso la Terra in modi diversi a seconda dei materiali attraversati.
Piccole differenze nei tempi di arrivo delle onde permettono di ricostruire la posizione dell’evento con precisione sorprendente. Nel caso dello Utah, l’uso di reti sismografiche avanzate e archivi storici ha permesso di rivedere eventi registrati anche decenni prima.
Questa rilettura dei dati ha trasformato quello che sembrava un insieme di anomalie isolate in un vero e proprio fenomeno geologico coerente.
Un comportamento diverso dai terremoti “classici”
I terremoti superficiali sono spesso accompagnati da sequenze di scosse: premonitrici e di assestamento. Inoltre, tendono a verificarsi lungo linee di faglia ben definite e in regioni tettonicamente attive.
I terremoti del mantello continentale, invece, mostrano caratteristiche differenti:
- avvengono in isolamento, senza sciami sismici evidenti
- si concentrano in aree geograficamente ristrette
- non mostrano sempre le tipiche sequenze di pre- e post-scosse
- si verificano a profondità dove le temperature superano spesso i 700 °C
Queste differenze suggeriscono che i meccanismi fisici alla base siano diversi rispetto ai terremoti più superficiali.
Cosa significa questa scoperta per la geologia
La scoperta di questi eventi mette in discussione alcune certezze consolidate sulla dinamica interna della Terra. Se il mantello può generare fratture improvvise, significa che il comportamento delle rocce in profondità è più complesso di quanto si pensasse.
Secondo alcuni ricercatori, questi terremoti potrebbero essere legati a zone di debolezza strutturale o a particolari condizioni di stress accumulate nel tempo. Tuttavia, i meccanismi esatti restano ancora da chiarire.
In altre parole, non siamo di fronte a un fenomeno completamente spiegato, ma a una finestra aperta su processi geologici ancora poco compresi.
Un pianeta ancora in parte sconosciuto
La scoperta dei terremoti profondi nello Utah ricorda un aspetto fondamentale della scienza della Terra: anche sotto i nostri piedi, il pianeta è tutt’altro che completamente conosciuto.
Eventi sismici che per anni sono stati considerati anomalie potrebbero rappresentare, in realtà, una parte strutturale della dinamica terrestre.
E se è vero che un terremoto “non dovrebbe accadere” a quelle profondità, è altrettanto vero che la Terra continua a mostrare eccezioni alle sue stesse regole apparenti.
Un promemoria potente del fatto che, anche nel silenzio delle profondità, il pianeta resta in continuo movimento.

