Demenza: la proteina che può anticipare le diagnosi

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Quando si parla di demenza, il discorso più efficace rimane cercare di intercettare per tempo i sintomi così da poter gestire un decorso migliori. Purtroppo, per la maggior parte dei casi, non esiste un trattamento in grado di curare la condizione, ma si può solo rallentare i sintomi. Prima si inizia, meglio è. Una nuova ricerca, in tal senso, ha scoperto un nuovo biomarcatore che sembra avere nuove potenzialità nell’anticipare le diagnosi.

Si tratta della proteina GDF15 ed è un biomarcatore. Si può trovare nel sangue, nello specifico nel plasma. Come sembrano aver dimostrato, anche indirettamente altre ricerche, una forte presenza della suddetta nelle persone sopra i 55 anni è legata a una maggio rischio di sviluppare forme di demenza. Il tassello che lo studio aggiunge è il fatto che in realtà può valere anche per chi ha meno anni. Questo apre una finestra maggiore di possibilità.

 

La proteina per predire la demenza

La scoperta tramite campioni di sangue e set di dati genetici ha portato lo studio ha segnalare questo nuovo scenario. Oltre a poter offrire la possibilità alle persone di iniziare un trattamento conservativo in anticipo, apre anche alla possibilità che la proteina sia una causa diretta per la demenza. Tale aspetto non è ancora stato approfondito.

Le parole dei ricercatori: “I nostri risultati suggeriscono che il GDF15 plasmatico potrebbe fungere da fattore di rischio precoce per la demenza, modulando le vie metaboliche e l’asse neuroimmunitario. Abbiamo osservato una forte correlazione tra i livelli di GDF15 nel plasma e nel liquido cerebrospinale, il che è coerente con l’ipotesi che il GDF15 circolante possa attraversare la barriera emato-encefalica e raggiungere il sistema nervoso centrale. Questi risultati supportano il ruolo del GDF15 circolante come biomarcatore precoce, in particolare per la demenza vascolare e la neuroinfiammazione, e identificano i meccanismi attraverso i quali potrebbe aumentare il rischio di demenza.”

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