Declino cognitivo nei cani: un cambiamento nell’andatura potrebbe essere un segnale precoce

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Con l’avanzare dell’età, anche i cani possono andare incontro a un progressivo declino delle funzioni cognitive, una condizione che presenta alcune analogie con la demenza nell’uomo. Una nuova ricerca suggerisce che uno dei segnali più precoci potrebbe non riguardare il comportamento, ma il modo di camminare. Secondo gli scienziati, sottili alterazioni dell’andatura potrebbero riflettere cambiamenti nei circuiti cerebrali coinvolti sia nel movimento sia nelle capacità cognitive.

Cos’è il declino cognitivo canino

La sindrome da disfunzione cognitiva canina è una patologia neurodegenerativa che interessa soprattutto gli animali anziani. I sintomi possono includere disorientamento, alterazioni del ciclo sonno-veglia, perdita delle abitudini apprese, riduzione delle interazioni sociali e difficoltà nel riconoscere ambienti o persone familiari. La progressione varia da un animale all’altro e, nelle fasi iniziali, i cambiamenti possono essere così lievi da passare inosservati.

Il legame tra cervello e movimento

Camminare è un’attività molto più complessa di quanto sembri. Ogni passo richiede la collaborazione tra cervello, midollo spinale, nervi, muscoli e sistema dell’equilibrio. Quando alcune aree cerebrali iniziano a funzionare meno efficacemente, possono comparire variazioni nella lunghezza del passo, nella velocità di camminata o nella coordinazione dei movimenti. Gli studiosi ritengono che questi cambiamenti possano riflettere i primi effetti del declino cognitivo sul sistema nervoso.

Cosa ha osservato lo studio

Analizzando il movimento di cani anziani attraverso sistemi di valutazione dell’andatura, i ricercatori hanno rilevato che gli animali con segni di deterioramento cognitivo presentavano più frequentemente anomalie nella deambulazione rispetto ai soggetti senza deficit cognitivi. Tra le caratteristiche osservate figuravano una minore regolarità del passo, una ridotta velocità e una coordinazione meno efficiente. Si tratta di associazioni statistiche che dovranno essere confermate da ulteriori studi.

Un possibile strumento per una diagnosi precoce

Se queste osservazioni saranno confermate, l’analisi dell’andatura potrebbe diventare un utile supporto per individuare precocemente il declino cognitivo nei cani. Riconoscere i primi segnali consentirebbe ai veterinari di avviare più rapidamente strategie di gestione della malattia, intervenendo con modifiche dello stile di vita, arricchimento ambientale, alimentazione mirata e, quando indicato, trattamenti farmacologici.

Non tutti i problemi di deambulazione dipendono dal cervello

Gli esperti ricordano che un’alterazione dell’andatura non indica automaticamente un declino cognitivo. Artrosi, patologie neurologiche, lesioni muscolari, problemi ortopedici e dolore possono provocare cambiamenti simili nel modo di camminare. Per questo motivo è fondamentale che ogni variazione venga valutata da un veterinario, in grado di individuare la causa attraverso una visita clinica e gli eventuali esami diagnostici necessari.

Come aiutare un cane anziano

Anche in presenza di un declino cognitivo, molte strategie possono contribuire a migliorare la qualità della vita dell’animale. Mantenere una routine regolare, proporre giochi di stimolazione mentale, garantire un’attività fisica adeguata all’età e favorire un ambiente tranquillo possono aiutare il cane a conservare più a lungo le proprie capacità. Controlli veterinari periodici permettono inoltre di monitorare l’evoluzione della condizione e adattare le cure alle esigenze del singolo animale.

Una scoperta utile anche per la ricerca sull’uomo

Il declino cognitivo canino rappresenta un importante modello di studio anche per comprendere alcune malattie neurodegenerative umane. Le analogie tra l’invecchiamento cerebrale dei cani e quello delle persone consentono infatti ai ricercatori di approfondire i meccanismi che collegano funzioni cognitive e controllo del movimento. La nuova ricerca aggiunge un ulteriore tassello a questa conoscenza, suggerendo che osservare attentamente il modo in cui un cane cammina potrebbe offrire preziose informazioni sullo stato di salute del suo cervello.

Foto di Alexa da Pixabay

Marco Inchingoli
Marco Inchingoli
Nato a Roma nel 1989, Marco Inchingoli ha sempre nutrito una forte passione per la scrittura. Da racconti fantasiosi su quaderni stropicciati ad articoli su riviste cartacee spinge Marco a perseguire un percorso da giornalista. Dai videogiochi - sua grande passione - al cinema, gli argomenti sono molteplici, fino all'arrivo su FocusTech dove ora scrive un po' di tutto.

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