Mega-fusione di sei galassie osservata dagli astronomi: un evento rarissimo nell’Universo

Date:

Share post:

Una collisione cosmica che sfida l’immaginazione

Nell’Universo le collisioni tra galassie sono eventi tutt’altro che insoliti. Nel corso di miliardi di anni, la gravità spinge questi immensi sistemi stellari a incontrarsi, deformarsi e infine fondersi, dando origine a strutture ancora più grandi. Tuttavia, assistere a una fusione simultanea di sei galassie massicce è un evento eccezionale, tanto raro da rappresentare un caso quasi unico tra decine di migliaia di ammassi studiati.

È quanto emerge da una nuova ricerca, già accettata per la pubblicazione sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics, che descrive uno dei fenomeni più spettacolari mai osservati nell’evoluzione delle galassie. La scoperta non colpisce soltanto per le dimensioni dell’evento, ma anche perché offre agli astronomi una preziosa finestra su un processo che normalmente si svolge nell’arco di oltre un miliardo di anni.

Un ammasso già noto, ma con un segreto nascosto

L’ammasso galattico protagonista dello studio non era sconosciuto agli astronomi. Era stato individuato già nel 2018 grazie a grandi campagne osservative che hanno mappato l’intero cielo, ma soltanto un’analisi molto più dettagliata dei dati raccolti dal progetto DESI (Dark Energy Spectroscopic Instrument) ha rivelato ciò che si stava realmente verificando nel suo nucleo.

Al centro dell’ammasso si trova infatti un gruppo formato da sei galassie estremamente massicce, tutte impegnate in una complessa interazione gravitazionale destinata a trasformarle, nel tempo, in un’unica gigantesca galassia.

Secondo i ricercatori, il sistema rappresenta uno degli esempi più estremi finora documentati di fusione multipla, un fenomeno molto più raro rispetto alle classiche collisioni che coinvolgono due galassie.

Sei giganti in collisione

Per comprendere l’eccezionalità della scoperta basta osservare le dimensioni delle protagoniste.

Cinque delle sei galassie coinvolte possiedono una massa superiore a 100 miliardi di stelle ciascuna, rendendole già oggi tra le galassie più imponenti conosciute. La sesta è leggermente più piccola, ma contribuisce comunque alla straordinaria complessità della fusione.

La futura galassia risultante raggiungerà una massa stimata di oltre mille miliardi di masse solari, entrando così nella categoria delle cosiddette Brightest Cluster Galaxies (BCG), ovvero le galassie più luminose e massicce che dominano il centro degli ammassi galattici.

Si tratta di strutture cosmiche enormi, capaci di contenere quantità impressionanti di stelle, gas, polveri e materia oscura.

Una gigantesca nube di stelle tra le galassie

Uno degli aspetti più affascinanti dello studio riguarda la presenza di una vasta luce intracluster (Intracluster Light, ICL).

Questa debole luminosità non appartiene a una singola galassia, ma è composta da stelle strappate durante le violente interazioni gravitazionali. Gli astronomi la descrivono come una sorta di foschia cosmica, prodotta da miliardi di stelle che non orbitano più attorno alla propria galassia originaria.

Nel sistema osservato questa nube si estende per circa un milione di anni luce, una distanza difficile persino da immaginare su scala umana.

Per individuarla è stato necessario sottrarre digitalmente la luce delle singole galassie, lasciando emergere il debole bagliore diffuso che testimonia l’intensità dello scontro gravitazionale.

Un evento eccezionalmente raro

La vera sorpresa arriva però dall’analisi statistica.

Gli studiosi hanno esaminato 52.803 ammassi di galassie utilizzando i dati del progetto DESI. Tra tutti questi sistemi ne è emerso soltanto uno con più di quattro galassie in fusione contemporaneamente.

Nel dettaglio:

  • oltre 2.200 ammassi mostrano fusioni tra due galassie;
  • appena 12 presentano fusioni quadruple;
  • uno soltanto ospita una fusione che coinvolge ben sei galassie.

Questo significa che il sistema osservato rappresenta un caso eccezionale, probabilmente uno dei più rari mai documentati.

Una danza gravitazionale ancora in pieno svolgimento

La fusione non è affatto conclusa.

Secondo le simulazioni, saranno necessari tra 800 milioni e 1,9 miliardi di anni prima che tutte le galassie diventino un unico sistema stabile.

Nel frattempo il centro dell’ammasso continua a essere un ambiente estremamente turbolento.

Le galassie si deformano reciprocamente, si sottraggono stelle, comprimono enormi quantità di gas e generano intense perturbazioni gravitazionali.

Le osservazioni ai raggi X effettuate con la missione Einstein Probe hanno inoltre individuato vaste regioni di plasma ad altissima temperatura e una lunga coda di materiale, segni evidenti della violenza delle collisioni ancora in corso.

Perché questa scoperta è importante

Studiare eventi tanto rari permette agli astronomi di verificare i modelli che descrivono la formazione delle galassie più grandi dell’Universo.

Secondo l’attuale teoria cosmologica, le grandi galassie non nascono già enormi, ma crescono lentamente attraverso una lunga serie di fusioni successive. Osservare una mega-fusione in una fase così avanzata consente di seguire direttamente uno dei meccanismi fondamentali dell’evoluzione cosmica.

Queste osservazioni aiutano anche a comprendere il destino di altri sistemi galattici, compreso il nostro. Tra circa 4-5 miliardi di anni, infatti, anche la Via Lattea entrerà in collisione con la Galassia di Andromeda, dando origine a una nuova grande galassia ellittica. Sebbene si tratti di un processo molto diverso rispetto alla fusione multipla osservata in questo studio, entrambe le situazioni mostrano come l’Universo sia in continua trasformazione.

Una fotografia di un istante cosmico

Su scala umana, una fusione che dura oltre un miliardo di anni può sembrare eterna. In termini cosmologici, invece, rappresenta soltanto un breve momento nella storia dell’Universo.

Proprio per questo gli astronomi considerano eccezionale aver osservato un sistema nel pieno di una trasformazione tanto spettacolare. Ogni nuova informazione raccolta permette di comprendere meglio come la gravità abbia modellato, e continui ancora oggi a modellare, le strutture più grandi conosciute del cosmo.

La scoperta ricorda anche quanto l’Universo sappia ancora sorprendere: perfino dopo decenni di osservazioni, esistono fenomeni tanto rari da comparire una sola volta in oltre 52.000 ammassi galattici analizzati, offrendo agli scienziati un’occasione unica per osservare dal vivo uno dei processi più imponenti dell’evoluzione cosmica.

Foto di Shot by Cerqueira su Unsplash

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

Related articles

Samsung Galaxy for the Planet: nuovi target 2030

Samsung Galaxy for the Planet entra in una nuova fase. Dopo aver centrato tutti i traguardi fissati per...

Il “sesto senso” che aiuta la salute mentale: cos’è l’interocezione e perché è così importante

Quando si parla di sesto senso si pensa spesso all'intuizione o a capacità misteriose. In realtà, le neuroscienze...

Depressione maggiore: uno studio identifica due possibili sottotipi biologici della malattia

La depressione maggiore è uno dei disturbi mentali più diffusi al mondo, ma anche uno dei più complessi....

Un suono che si avvicina può alterare la percezione del tempo

La sensazione che il tempo rallenti o acceleri è un'esperienza comune. Può capitare durante un momento di paura,...