Scienza

Alzheimer: una particolare variante della malattia

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L’Alzheimer è una malattia particolarmente complessa da studiare perché può manifestarsi in modi diversi a seconda dei pazienti. Di fatto, anche se spesso si usa lo stesso nome per indicare tutti i casi, ci sono varianti diverse. Una forma estremamente rara, osservata finora soltanto in due famiglie e in altre due persone, è associata alla mutazione fiamminga del gene APP, che influenza la proteina beta-amiloide. Questa mutazione provoca un accumulo anomalo di Aβ dentro e attorno ai vasi sanguigni del cervello, causando una condizione chiamata angiopatia amiloide cerebrale (CAA). Può provocare emorragie cerebrali e portare alla morte generalmente entro la fine dei 50 anni.

Un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato campioni di tessuto cerebrale prelevati dopo la morte da due persone con tale variante del morbo di Alzheimer. Utilizzando la criocroscopia elettronica, una tecnica capace di raggiungere una risoluzione quasi atomica, gli scienziati hanno scoperto che le fibre di Aβ assumono una particolare struttura a forma di Z, mai osservata prima. Questa configurazione sembra favorire l’accumulo delle proteine ​​attorno ai vasi sanguigni a causa di un amminoacido chiamato residuo F20.

 

La variante fiamminga dell’Alzheimer

I ricercatori hanno inoltre individuato il meccanismo alla base di questa particolare struttura. La mutazione fiamminga, chiamata A21G, elimina un gruppo metilico dalla proteina Aβ favorendo la formazione della struttura sopracitata. Curiosamente, le proteine ​​prodotte dalla mutazione tendono meno facilmente ad aggregarsi rispetto alle forme comuni di Aβ, ma quando si accumulano possono risultare altrettanto tossiche per i neuroni. La loro particolare interazione con i vasi sanguigni potrebbe quindi spiegare perché questa forma di Alzheimer è associata a gravi emorragie cerebrali.

Questa scoperta rappresenta un importante passo avanti nella comprensione della forma fiamminga dell’Alzheimer e potrebbe avere conseguenze anche per le forme più comuni della malattia. Studiare come le proteine ​​Aβ si ripiegano, si aggregano e danneggiano il cervello è infatti fondamentale per sviluppare terapie mirate. Saranno necessari ulteriori studi per capire se la nuova struttura favorisce la diffusione delle proteine, la formazione delle placche o la loro tossicità.