Per milioni di persone l’insulina basale significa una puntura ogni giorno, per anni o per tutta la vita. Ora quella routine può cambiare: l’insulina icodec è stata progettata per essere somministrata una sola volta alla settimana. Nell’Unione Europea è autorizzata con il nome Awiqli per il trattamento degli adulti con diabete. Non significa liberarsi dall’insulina, ma ridurre drasticamente la frequenza delle iniezioni basali: da sette a una alla settimana, cioè potenzialmente da 365 a 52 ogni anno. Una differenza che potrebbe rendere più semplice la gestione della terapia per alcuni pazienti.
Come può un’iniezione funzionare per sette giorni?
Il segreto è nella struttura della molecola. Icodec è un analogo dell’insulina umana modificato per rimanere nell’organismo molto più a lungo delle insuline tradizionali. Una delle sue caratteristiche principali è il forte ma reversibile legame con l’albumina, proteina molto abbondante nel sangue: si crea così una sorta di deposito circolante dal quale l’insulina viene resa disponibile gradualmente. La molecola possiede inoltre una minore affinità per il recettore insulinico ed è stata resa più resistente alla degradazione enzimatica. Il risultato è un’azione sufficientemente prolungata da coprire l’intera settimana.
Gli studi mostrano che può controllare bene la glicemia
L’idea sarebbe poco utile se la comodità comportasse un peggior controllo metabolico. I grandi trial del programma ONWARDS hanno invece mostrato che icodec può ottenere riduzioni dell’emoglobina glicata almeno comparabili a quelle delle insuline basali giornaliere. In uno studio su 984 persone con diabete di tipo 2 mai trattate precedentemente con insulina, dopo 52 settimane l’HbA1c era scesa dal 8,50% al 6,93% con icodec e dal 8,44% al 7,12% con glargine U100. Anche il tempo trascorso nell’intervallo glicemico desiderato risultava maggiore nel gruppo icodec.
Una puntura in meno può significare molto più di quanto sembri
Ridurre le iniezioni non è soltanto una questione di comodità. Iniziare l’insulina può rappresentare una barriera psicologica per alcune persone con diabete di tipo 2, e una terapia meno frequente potrebbe semplificarne l’integrazione nella vita quotidiana. È proprio questo uno dei motivi per cui l’EMA considera la somministrazione settimanale potenzialmente più conveniente per determinati pazienti. L’effetto reale sull’aderenza nel lungo periodo dovrà però essere valutato nella pratica clinica: una terapia settimanale riduce il numero delle somministrazioni, ma richiede comunque controlli glicemici, aggiustamenti della dose e corretta educazione del paziente.
Settimanale non significa dimenticarsi del diabete per sette giorni
C’è infatti un aspetto delicato: ogni iniezione contiene il fabbisogno di insulina basale di un’intera settimana. Errori di dosaggio possono quindi avere conseguenze importanti. L’EMA ha previsto specifico materiale educativo per evitare che icodec venga confusa con insuline quotidiane. Una somministrazione accidentale giornaliera potrebbe provocare una grave ipoglicemia, mentre una dose insufficiente potrebbe favorire iperglicemia. Quando si passa da un’altra insulina basale, inoltre, la prima dose può richiedere un aggiustamento particolare stabilito dal medico. Il farmaco deve essere iniettato nello stesso giorno ogni settimana.
Nel diabete di tipo 1 il discorso è più complesso
L’insulina settimanale non elimina le numerose iniezioni necessarie a tutti. Nel diabete di tipo 1, icodec deve essere sempre associata a insulina rapida o ad azione breve per coprire i pasti. L’EMA segnala inoltre che negli studi le ipoglicemie erano più frequenti con icodec rispetto all’insulina basale giornaliera. Per questo raccomanda di iniziare la terapia settimanale nel tipo 1 soltanto quando esistono chiari benefici derivanti da questa modalità di somministrazione. L’insulina settimanale, dunque, sostituisce eventualmente la componente basale della terapia, non l’intero trattamento insulinico.
E icodec potrebbe essere soltanto la prima
La corsa all’insulina settimanale è già proseguita. Un’altra molecola, insulin efsitora alfa, è stata sperimentata in studi di fase 3. Nel trial QWINT-1 su adulti con diabete di tipo 2 mai trattati con insulina, efsitora una volta alla settimana si è dimostrata non inferiore alla glargine giornaliera nel controllo dell’HbA1c. In quello studio, inoltre, il tasso combinato di ipoglicemie clinicamente significative o severe è risultato inferiore con efsitora. Questi risultati mostrano che non stiamo assistendo semplicemente all’arrivo di un singolo farmaco, ma allo sviluppo di una nuova categoria di insuline basali ultralunghe.
La vera rivoluzione potrebbe essere rendere la terapia meno invasiva
L’insulina settimanale non rappresenta la fine delle iniezioni e non è automaticamente la soluzione migliore per ogni persona con diabete. L’ipoglicemia rimane il principale effetto indesiderato di icodec e il passaggio dalla terapia giornaliera richiede supervisione medica. Ma dopo oltre un secolo di terapia insulinica, riuscire a estendere l’azione di una singola dose fino a sette giorni rappresenta un cambiamento importante. La sfida non consiste soltanto nell’abbassare la glicemia: significa rendere una malattia cronica più semplice da gestire nella vita reale. Per alcuni pazienti, una puntura alla settimana invece di una al giorno potrebbe sembrare una piccola differenza farmacologica, ma diventare una grande differenza quotidiana.
