Scienza

Cereali integrali: quanti ne conviene consumarne

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I cereali integrali dovrebbero essere un pezzo importante di una dieta equilibrata. Forniscono fibre, carboidrati e diversi nutrienti, ma purtroppo molte persone non ne assumono abbastanza. Una nuova revisione sistematica di oltre 80 studi sull’argomento, andando a raccogliere dati che hanno coinvolto migliaia di persone in diversi paesi del mondo, ha voluto analizzare una possibile relazione tra il consumo dei suddetti con la salute cardiovascolare. Andando a prendere gli studi condotti a lungo termine, gli effetti risultano praticamente certi per ridurre rischio di patologie come il diabete o in generale l’ipertensione.

L’analisi ha rilevato che il consumo di cereali integrali era generalmente associato a elementi positivi come la riduzione del peso corporeo, della pressione arteriosa, del colesterolo, della glicemia e di alcuni marcatori dell’infiammazione. Per avere dei benefici misurabili servono dai 30 ai 40 grammi al giorno. Per raggiungere i risultati più importanti però bisogno raddoppiare queste quantità partendo dai 60 grammi per arrivare ai 100, praticamente più di quattro porzioni al giorno. Ci sono anche effetti spostati di molto come la riduzione del colesterolo considerato cattivo che richiedeva almeno 220 grammi al giorno.

 

Integrare i cereali integrali nella propria dieta

Questi risultati suggeriscono che quantità superiori a quelle indicate da alcune linee guida potrebbero essere associate ad ulteriori benefici metabolici. Le linee guida alimentari statunitensi raccomandano attualmente mediamente due-quattro porzioni di cereali integrali al giorno, mentre la revisione indica che per alcuni parametri potrebbe esserci un vantaggio nel collocarsi nella parte alta. Detto questo, i dati sulle quantità molto elevate di consumo di cereali integrali sono pochi. Gli autori sottolineano inoltre che gli studi includevano principalmente di breve durata. La ricerca in sé, nel complesso, dimostra soprattutto miglioramenti di alcuni fattori di rischio cardiovascolare, non una riduzione direttamente misurata di infarti o altre malattie cardiovascolari nel lungo periodo.

I risultati ottenuti rafforzano l’idea di sostituire i cereali raffinati con cereali integrali poco lavorati, piuttosto che concentrarsi necessariamente sul raggiungimento di quantità estremamente elevate. Secondo gli autori, aumentare il consumo potrebbe produrre miglioramenti relativamente modesti ma significativi nel peso, nella circonferenza della vita e nei livelli dei grassi nel sangue. Saranno necessari studi più lunghi per stabilire l’effetto sul lungo periodo. La revisione, quindi, non pubblicare una dose universale di cereali integrali, ma indica una tendenza dose-risposta per diversi parametri metabolici.

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