Ho trascorso diverse settimane con il JIMMY Bewinch R9 Pro sul piano della cucina e, già dai primi giorni, mi sono reso conto che definirlo semplicemente come un purificatore d’acqua sarebbe riduttivo. Non è un sistema sotto-lavello adattato alla meglio per stare sul bancone, non è una caraffa filtrante più sofisticata del normale e non può essere considerato soltanto un bollitore evoluto. È, piuttosto, una vera stazione autonoma per la gestione dell’acqua, progettata per funzionare senza collegamenti idraulici: servono soltanto una presa elettrica e il riempimento manuale del serbatoio. Personalmente me ne sono innamorato, e non era affatto un risultato che davo per scontato.
JIMMY vuole rendere una tecnologia come l’osmosi inversa, che normalmente associamo a impianti fissi da installare sotto il lavello con tanto di intervento idraulico, e racchiuderla in un dispositivo da appoggio che può essere spostato praticamente come qualsiasi altro piccolo elettrodomestico da cucina.
Durante le settimane di utilizzo ho quindi cercato deliberatamente di mettere in discussione l’impressione iniziale, andando alla ricerca degli aspetti meno riusciti. Qualcuno c’è, e vale la pena parlarne apertamente. Nel complesso, però, mi sono trovato davanti a un prodotto progettato con criterio, semplice da mantenere e capace di offrire un’acqua con valori di TDS estremamente bassi, verificabili direttamente attraverso la strumentazione integrata.
Unboxing
La confezione si fa sentire già quando la si solleva. Il dispositivo arriva infatti a sfiorare i dieci chilogrammi quando è vuoto, quindi la presenza di un cartone a doppio strato e di protezioni rinforzate negli angoli è tutt’altro che un vezzo estetico. Ho effettuato l’apertura direttamente sul tavolo della cucina e ho trovato un’organizzazione interna piuttosto razionale: il corpo principale è collocato al centro, protetto da un involucro in tessuto non tessuto, mentre gli accessori sono sistemati lateralmente all’interno di vani sagomati.
Nella confezione sono presenti il serbatoio dell’acqua non trattata, già inserito nella macchina ma facilmente removibile, due caraffe in Tritan da un litro, il cavo di alimentazione con spina europea, il manuale in italiano e i tre filtri, confezionati singolarmente. Una cosa che ho apprezzato è la numerazione evidente delle cartucce: non è necessario consultare continuamente il manuale per capire quale elemento debba essere installato in ciascuna posizione.
Prima di accendere la macchina bisogna rimuovere le pellicole protettive. Sul pannello frontale ce ne sono due sovrapposte e consiglio di eliminarle entrambe subito. Se si lascia anche solo una pellicola, infatti, la risposta del pannello touch può risultare meno pronta e si potrebbe pensare erroneamente a un problema del dispositivo. Una volta tolte, basta sollevare il coperchio superiore, inserire le tre cartucce e ruotarle fino al corretto blocco, quindi riempire il serbatoio posteriore e avviare il primo ciclo di risciacquo.
Il lavaggio iniziale è necessario e dura circa un quarto d’ora. La procedura serve a eliminare i residui derivanti dalla conservazione delle membrane prima dell’utilizzo. L’acqua ottenuta durante questa fase non deve essere bevuta e il dispositivo indica automaticamente sul display cosa fare. Terminato il ciclo, il R9 Pro è pronto all’utilizzo. Tra l’apertura della confezione e il primo bicchiere sono trascorsi meno di venticinque minuti, senza dover installare tubi o prendere in mano una chiave inglese. Per chi conosce i tempi e la complessità di un sistema tradizionale è una differenza tutt’altro che marginale.
Materiali, costruzione e design
Il JIMMY Bewinch R9 Pro utilizza una scocca scura dalle forme abbastanza nette e pulite, senza elementi sporgenti superflui. Gran parte della zona frontale è occupata dal pannello touch, mentre la finitura opaca e leggermente ruvida evita uno dei problemi più frequenti delle superfici lucide: le impronte rimangono molto meno evidenti.
Anche osservando da vicino l’assemblaggio la sensazione è positiva. Le giunzioni tra le varie parti risultano precise e, facendo scorrere l’unghia lungo gli accoppiamenti, non ho avvertito dislivelli particolarmente evidenti che possano far pensare a una costruzione poco accurata.
La forma è stata sviluppata soprattutto in verticale, cercando di contenere l’ingombro sul piano di lavoro. La profondità è di circa 25 centimetri, mentre la larghezza si avvicina ai 38 centimetri e l’altezza ai 37. In una cucina italiana con pensili standard, queste dimensioni permettono di sistemare il dispositivo sotto i mobili senza doverlo spostare continuamente per accedere al serbatoio.
Posteriormente troviamo il contenitore dell’acqua di alimentazione, con una capacità nominale di 5,5 litri. Nella pratica non si arriva esattamente a sfruttare tutta questa quantità, perché il sistema interno lascia un margine legato al troppo pieno. Il serbatoio è realizzato in plastica adatta al contatto alimentare, può essere estratto attraverso la presa laterale e portato direttamente al rubinetto per il riempimento.
Le due caraffe anteriori sono invece costruite in Tritan senza BPA. È un materiale che si comporta bene anche quando sottoposto a cicli termici e che, rispetto a plastiche più economiche, tende a mantenere più a lungo il proprio aspetto originale.
Alcune piccole scelte ergonomiche mi sono piaciute particolarmente. Il raccogligocce può essere estratto facilmente con un dito e può essere lavato in lavastoviglie. La caraffa viene guidata in posizione dall’aggancio magnetico e si inserisce senza dover cercare continuamente il punto esatto. I piedini in gomma mantengono stabile la macchina anche quando si estrae il serbatoio pieno.
Interessante anche la luce LED posizionata sotto la caraffa. Potrebbe sembrare soltanto un elemento decorativo, ma nell’utilizzo quotidiano si rivela pratica soprattutto di notte, quando è possibile riempire un bicchiere senza illuminare completamente la cucina.
L’unico appunto sul piano estetico riguarda la disponibilità cromatica: in Italia la versione scura è quella proposta, quindi in una cucina completamente bianca il contrasto è piuttosto evidente.
È però arrivato il momento di lasciare da parte l’aspetto esteriore e concentrarsi sui componenti che determinano realmente il comportamento del R9 Pro. Attualmente Jimmy R9 e Jimmi R9 Pro sono disponibili su Amazon Italia.
Hardware
Il funzionamento dell’intero sistema ruota innanzitutto attorno a una pompa ad alta pressione, necessaria per spingere l’acqua attraverso la membrana utilizzata per l’osmosi inversa. È proprio questo componente a produrre gran parte del rumore che si percepisce durante i cicli di trattamento. È un limite inevitabile della tecnologia: senza una pressione differenziale sufficiente la filtrazione osmotica non potrebbe avvenire.
Il rumore non è comunque particolarmente invasivo. Per percezione soggettiva lo avvicinerei a quello prodotto da un frigorifero moderno quando entra in funzione il compressore. Si sente, ma non continuamente e soprattutto non a un livello tale da risultare costantemente fastidioso.
Il sistema di riscaldamento utilizza invece un elemento a flusso continuo da 2200 W. Non viene quindi mantenuta una grande quantità di acqua calda all’interno di una caldaia: l’acqua viene riscaldata mentre attraversa il sistema. È questa architettura che permette di raggiungere rapidamente la temperatura richiesta e, allo stesso tempo, evita di lasciare acqua calda inutilizzata per ore.
Il componente che distingue maggiormente il modello Pro dalla versione standard è però il sistema di raffreddamento. JIMMY ha scelto un compressore frigorifero da 100 W con circuito refrigerante chiuso. L’acqua viene mantenuta in una fascia compresa indicativamente tra 10 e 15 gradi, con un comportamento molto più simile a quello di un piccolo frigorifero rispetto ai sistemi basati su celle Peltier.
La differenza si nota soprattutto quando si effettuano più prelievi consecutivi: il sistema riesce a recuperare la temperatura senza mostrare il calo evidente che ho riscontrato in altri dispositivi che utilizzano soluzioni di raffreddamento meno efficaci.
Completano l’elettronica una lampada UV destinata al trattamento dei serbatoi dell’acqua già purificata e un sistema TDS con doppia misurazione, posizionato prima e dopo la catena di filtrazione. Tutti i comandi vengono gestiti attraverso una superficie capacitiva protetta dal vetro, con riscontro visivo immediato.
Nel complesso l’hardware appare ben coordinato. La vera domanda, però, riguarda consumi, autonomia e comportamento nell’uso quotidiano.
Prestazioni e autonomia
Il numero che rischia maggiormente di essere interpretato male è quello dei 2200 W. A prima vista può sembrare un assorbimento enorme, ma bisogna considerare che si tratta della potenza istantanea richiesta durante l’erogazione dell’acqua calda e non di un consumo mantenuto per periodi molto lunghi.
Un bollitore tradizionale può avere un assorbimento comparabile, ma deve mantenerlo per diversi minuti quando porta a temperatura una quantità significativa di acqua. Il JIMMY, al contrario, riscalda soltanto ciò che viene effettivamente richiesto in quel momento. Nell’utilizzo settimanale questo rende il sistema più efficiente rispetto a un bollitore utilizzato ripetutamente durante la giornata.
Quando non viene utilizzato, il consumo scende a circa un watt con lo schermo spento. Il compressore, invece, interviene periodicamente e il suo impatto dipende soprattutto dalla frequenza con cui si richiede acqua fredda e dalla temperatura dell’ambiente. Durante le giornate estive particolarmente calde, con una cucina intorno ai 28 gradi e un utilizzo familiare intenso, l’incidenza si fa percepire, pur rimanendo paragonabile a quella di una piccola cantinetta per vino.
Per quanto riguarda l’autonomia bisogna distinguere due differenti riserve. La prima è costituita dal serbatoio posteriore dell’acqua in ingresso. Con circa 5,5 litri caricati, considerando il rapporto di recupero del sistema, si arriva a circa quattro litri di acqua utilizzabile. La seconda è rappresentata dai due contenitori interni da un litro, che funzionano come riserva immediata.
Quando questa riserva è disponibile, l’erogazione avviene praticamente senza attesa, indipendentemente dalla temperatura selezionata. Durante il mio utilizzo, in una famiglia di due persone che utilizza l’acqua per bere, cucinare, preparare caffè e tisane, ho dovuto riempire il serbatoio una volta al giorno, generalmente alla sera.
Con quattro persone la frequenza arriva invece a circa due riempimenti quotidiani. È probabilmente il compromesso più evidente rispetto a un impianto collegato direttamente alla rete idrica. Chi è abituato a un sistema sotto-lavello potrebbe percepirlo come una limitazione; per chi invece trasporta regolarmente casse d’acqua dal supermercato, il gesto appare quasi irrilevante.
La risposta ai comandi è molto rapida per acqua ambiente e fredda. Per le temperature elevate c’è un leggerissimo intervallo prima dell’erogazione, necessario affinché il sistema di riscaldamento raggiunga il regime previsto. Nella pratica non l’ho trovato problematico.
Test
Per le prove ho cercato di utilizzare una metodologia che potesse essere replicata anche in un contesto domestico. Non ho a disposizione un laboratorio professionale, quindi mi sono affidato allo strumento TDS integrato nella macchina, a un termometro con sonda da cucina, a una bilancia con precisione al grammo e a un cronometro.
È importante chiarire subito il limite principale di questo metodo: il valore TDS viene rilevato direttamente dall’apparecchio che sto recensendo. Per questo motivo i risultati devono essere considerati un’indicazione del comportamento del sistema e non possono essere equiparati a una certificazione o a un’analisi indipendente di laboratorio.
Metodologia e ambiente di prova
Ho effettuato le misurazioni in una cucina domestica nella zona di Guidonia, utilizzando acqua di rete caratterizzata da una durezza piuttosto elevata. La temperatura ambientale durante le prove era compresa tra 26 e 29 gradi. Ogni misurazione è stata ripetuta tre volte in giornate differenti.
Dopo ogni nuovo riempimento del serbatoio ho escluso la prima erogazione, perché nei primi cento millilitri il sistema tendeva a restituire valori leggermente superiori rispetto a quelli successivi.
Prova di abbattimento del carico salino
L’acqua di rete ha mostrato valori iniziali compresi tra 380 e 420 ppm, con variazioni da una giornata all’altra. Una volta completato il processo di filtrazione, la lettura è rimasta praticamente sempre al di sotto delle dieci ppm, con occasionali picchi fino a dodici ppm immediatamente dopo il caricamento con acqua particolarmente fredda.
La riduzione effettivamente osservata è quindi nell’ordine del 97-98%, in linea con il dato dichiarato dal produttore. Osservare direttamente il valore che precipita sul display è piuttosto impressionante, anche per chi, come me, tende normalmente a guardare con una certa diffidenza gli indicatori presenti sui prodotti commerciali.
Prova termica
Per controllare la precisione delle temperature ho utilizzato una sonda esterna e ho effettuato la lettura entro cinque secondi dalla fine dell’erogazione. Nei profili intermedi la differenza rispetto al valore impostato è rimasta entro circa due gradi in meno, una variazione comprensibile considerando la dispersione che si verifica quando l’acqua entra in un recipiente a temperatura ambiente.
Alla temperatura massima dichiarata di 98 gradi ho rilevato nel bicchiere valori compresi tra 92 e 94 gradi. Anche in questo caso il risultato è normale, perché il valore indicato dal sistema riguarda la temperatura all’uscita del circuito e non quella misurata successivamente all’interno di un contenitore freddo. Per tè verde e tisane delicate la precisione è risultata più che adeguata.
Prova di portata e recupero
Ho svuotato le riserve interne e misurato il tempo necessario per ottenere nuovamente un litro. Il risultato è stato di poco superiore ai tre minuti, sostanzialmente in linea con la portata dichiarata.
Con prelievi consecutivi da 500 ml il sistema riesce a ricostituire la riserva senza che l’utente debba preoccuparsene. Quando invece ho richiesto circa due litri consecutivamente, sono entrato nella fase di attesa necessaria al recupero. Dopo l’erogazione di un litro refrigerato ho misurato circa dieci minuti per il ritorno alla temperatura impostata.
Prova acustica soggettiva
Ho prestato particolare attenzione al comportamento nelle ore notturne, perché è proprio questo il momento in cui il rumore di un dispositivo da cucina può diventare più evidente. La pompa entra in funzione a intervalli e genera un ronzio chiaramente percepibile in una stanza silenziosa, ma non abbastanza intenso da essere sentito in modo importante da una stanza separata.
Il compressore risulta più discreto rispetto alla pompa. In un ambiente open space in cui la cucina è direttamente collegata alla zona notte, però, la rumorosità è un elemento da considerare.
Limiti delle osservazioni
Nessuna delle prove effettuate può sostituire un’analisi chimica professionale. Non ho effettuato, e non sarebbe corretto pretendere di effettuare con il solo strumento TDS, verifiche specifiche su metalli pesanti, composti organici o singoli contaminanti.
Il TDS fornisce infatti un’indicazione complessiva legata alla conducibilità e alla quantità stimata di solidi disciolti, ma non identifica le singole sostanze presenti nell’acqua.
Chi desidera conoscere con precisione la composizione della propria acqua dovrebbe quindi rivolgersi a un laboratorio accreditato. Con una spesa relativamente contenuta è possibile ottenere un’analisi molto più completa.
Va inoltre considerata la forte variabilità della durezza dell’acqua sul territorio. I risultati che ho ottenuto utilizzando l’acqua di rete nel Lazio non possono essere automaticamente estesi a una zona alpina dove l’acqua è già molto meno mineralizzata. In quei contesti la differenza percepita dopo la filtrazione potrebbe essere inevitabilmente più contenuta.
Per capire perché il dispositivo riesca a ottenere questi risultati bisogna quindi guardare più da vicino alla tecnologia che utilizza.
Approfondimenti
Come funziona realmente l’osmosi inversa
L’osmosi naturale avviene spontaneamente in direzione opposta rispetto a quella sfruttata dal dispositivo. In presenza di una membrana semipermeabile, il solvente tende infatti a spostarsi dalla soluzione meno concentrata verso quella con maggiore concentrazione, fino a raggiungere un equilibrio. È un fenomeno fondamentale anche nei sistemi biologici.
Per invertire questo movimento è necessario applicare una pressione superiore a quella osmotica. È qui che entra in gioco la pompa del R9 Pro, che forza l’acqua attraverso una membrana con pori dichiarati da 0,0001 micron.
La dimensione estremamente ridotta della barriera permette il passaggio delle molecole d’acqua e trattiene una parte molto ampia delle sostanze disciolte e delle particelle che normalmente attraverserebbero la rete idrica, inclusi sali, ioni metallici, nitrati e altri contaminanti, oltre a batteri, virus e particelle di microplastica.
La parte che non attraversa la membrana deve naturalmente essere allontanata dal sistema e confluisce nell’acqua di scarto. Il rapporto dichiarato è di 3:1: per ogni litro di acqua trattata rimangono circa 330 ml di concentrato da eliminare.
Si tratta di una caratteristica intrinseca dell’osmosi inversa e non di un malfunzionamento. Anzi, il rapporto di tre litri di acqua di alimentazione per un litro prodotto rappresenta un risultato piuttosto interessante rispetto a diversi impianti domestici che possono avere una percentuale di scarto maggiore.
Nell’utilizzo quotidiano questo comporta la necessità di svuotare periodicamente il comparto dell’acqua di scarto presente nella parte posteriore. Se si lascia accumulare troppo a lungo, la concentrazione di sali aumenta e la membrana si trova a lavorare contro una pressione osmotica superiore, con conseguente riduzione dell’efficienza. Il dispositivo avvisa quando è necessario intervenire, ma è comunque una procedura da inserire nella normale routine.
La catena filtrante, fase dopo fase
Su questo punto è necessario chiarire un dettaglio che può generare confusione. Le cartucce fisiche sono tre, ma gli stadi complessivi di trattamento dichiarati sono sette, perché ogni cartuccia può integrare più materiali filtranti.
La prima cartuccia è identificata dalla sigla M2S e combina un materiale in polipropilene con uno strato di carbone attivo. Il primo svolge la funzione di trattenere sedimenti e particelle, mentre il secondo interviene su cloro e relativi sottoprodotti. La rimozione del cloro prima della membrana è particolarmente importante perché questa sostanza può danneggiare la componente osmotica.
Il secondo elemento è la cartuccia RO-2.0S, che contiene la membrana dedicata all’osmosi inversa. È il componente che svolge la parte più impegnativa del processo di purificazione.
Infine troviamo la Q2S, una cartuccia a base di carbone attivo derivato dal guscio di cocco che svolge anche una funzione di remineralizzazione. L’obiettivo è migliorare il profilo organolettico dell’acqua dopo il passaggio attraverso la membrana.
Questo passaggio finale ha una sua importanza pratica. Un’acqua sottoposta a osmosi inversa e lasciata praticamente priva di minerali può risultare poco piacevole al palato. La fase di remineralizzazione contribuisce quindi a restituire maggiore struttura al gusto senza riportare l’acqua ai livelli di durezza iniziali.
Sterilizzazione UV e gestione dei serbatoi
Tra le caratteristiche che considero più interessanti c’è anche il sistema di sterilizzazione tramite luce ultravioletta, utilizzato sui comparti che contengono l’acqua già trattata.
La filtrazione a osmosi inversa interviene sul processo di purificazione, ma l’acqua successivamente rimane all’interno di un contenitore. La presenza di un serbatoio introduce quindi una nuova variabile dal punto di vista igienico, perché qualsiasi ambiente che contiene acqua può teoricamente diventare luogo di proliferazione microbica.
La radiazione UV agisce sui microrganismi danneggiandone il DNA e impedendone la replicazione. Non viene aggiunta alcuna sostanza chimica all’acqua e non rimangono residui che possano modificarne il gusto.
Il trattamento viene effettuato automaticamente a intervalli e non richiede un intervento manuale. Dopo essere rimasto fuori casa per quattro giorni, al mio ritorno non ho percepito il classico odore di acqua stagnante nel serbatoio interno. Per prudenza ho comunque preferito eliminare i primi due bicchieri.
Rimane comunque importante mantenere pulito il serbatoio dell’acqua grezza. Personalmente consiglio un lavaggio manuale ogni una o due settimane, utilizzando acqua calda e evitando prodotti aggressivi. Essendo posizionato a monte della filtrazione, quel contenitore non beneficia del trattamento UV e può accumulare nel tempo residui provenienti dall’acqua di rete.
Che cosa significa davvero il valore TDS
Il numero espresso in parti per milione è probabilmente uno degli elementi più utilizzati nel marketing dei sistemi a osmosi inversa, ma deve essere interpretato correttamente. Il TDS è un valore derivato dalla conducibilità elettrica e viene utilizzato per stimare la quantità complessiva di sostanze disciolte nell’acqua.
Non è però un’analisi qualitativa. Un valore basso non significa automaticamente che l’acqua sia priva di qualsiasi sostanza indesiderata, così come un valore più alto non indica necessariamente un’acqua di scarsa qualità. Un’acqua minerale può avere un TDS relativamente elevato proprio perché contiene calcio, magnesio e altri minerali.
Il discorso cambia quando si utilizza il valore TDS per osservare il comportamento della membrana. In questo caso la doppia misurazione del R9 Pro è effettivamente utile: permette di confrontare il valore dell’acqua in ingresso con quello dell’acqua dopo la filtrazione.
Se nel corso dei mesi la differenza tra i due valori dovesse ridursi progressivamente, questo può rappresentare un’indicazione del deterioramento della membrana, anche prima dell’eventuale avviso basato sul tempo di utilizzo.
Per questo ho trovato utile annotare il valore dell’acqua trattata durante la prima settimana. In questo modo si crea un riferimento personale con cui confrontare le letture future.
Rumore, consumi e convivenza quotidiana
Un sistema da banco deve essere valutato anche in base a quanto facilmente riesce a inserirsi nella vita quotidiana. Un rumore che sarebbe praticamente irrilevante per un dispositivo nascosto sotto il lavello diventa più evidente quando la macchina si trova a pochi centimetri dalla persona.
Il R9 Pro produce un ronzio durante l’attivazione della pompa. Non è particolarmente forte, ma è riconoscibile e si ripete ciclicamente quando il sistema deve ripristinare la propria riserva.
Dopo qualche giorno ho smesso praticamente di farci caso, soprattutto perché i cicli non sono continui. La situazione può diventare meno ideale in un’abitazione con pianta molto aperta e cucina confinante con la camera da letto, oppure per chi lavora da casa con il dispositivo posizionato vicino alla propria postazione.
Anche i consumi dipendono fortemente dal modo in cui viene utilizzato. L’acqua a temperatura ambiente richiede pochissima energia, mentre l’utilizzo frequente del raffreddamento in estate e del riscaldamento in inverno aumenta inevitabilmente l’incidenza sulla bolletta.
Resta comunque un altro aspetto da considerare: l’acqua di scarto. Una famiglia composta da quattro persone che consuma circa due litri di acqua al giorno per persona può produrre nel corso dell’anno diverse centinaia di litri di acqua destinata allo scarico. Dal punto di vista economico, alle normali tariffe italiane, l’incidenza non è enorme, ma il discorso cambia in territori soggetti a maggiore stress idrico.
Manutenzione, filtri e costo per litro
Uno degli aspetti che considero meglio riusciti è il sistema di sostituzione delle cartucce. Non servono strumenti e non è necessario intervenire sull’impianto idraulico, perché il R9 Pro non è collegato direttamente alla rete.
Per cambiare una cartuccia basta aprire il coperchio superiore, ruotare quella esaurita, estrarla e inserire la nuova. L’intera procedura può essere completata in meno di un minuto.
Secondo i prezzi indicati per i consumabili, le due cartucce di pretrattamento e rifinitura costano circa 30 euro ciascuna, mentre la membrana osmotica si aggira sui 50 euro. Le prime hanno una durata indicativa di dodici mesi, mentre la membrana arriva a circa ventiquattro mesi.
Su un periodo di due anni la spesa complessiva per i ricambi si porta quindi intorno ai 170 euro, equivalenti a poco più di 85 euro all’anno con un utilizzo medio.
La capacità complessiva dichiarata della catena filtrante è di circa tremila litri prima della sostituzione completa. Per avere un riferimento concreto, significa evitare l’acquisto di circa millecinquecento bottiglie da due litri.
Il costo reale per litro va però valutato considerando tutti gli elementi: prezzo iniziale del dispositivo, ammortamento, consumabili, energia elettrica e acqua di scarto. Con un consumo elevato il sistema può avvicinarsi economicamente all’acqua confezionata della grande distribuzione; con una sola persona che consuma poca acqua, invece, l’investimento diventa più difficile da giustificare.
Per una famiglia numerosa o per un piccolo ufficio il ragionamento cambia sensibilmente, perché il volume di acqua prodotto ogni giorno permette di distribuire meglio il costo iniziale.
Interfaccia, blocco bambini e utilizzo quotidiano
Il pannello frontale presenta una struttura abbastanza intuitiva. Nella parte superiore vengono mostrate le due letture TDS, mentre al centro sono presenti gli indicatori relativi allo stato dei filtri. Nella zona inferiore trovano posto le impostazioni dedicate alle temperature e ai volumi.
Il comando touch restituisce un feedback visivo accompagnato da un breve segnale acustico. Ho apprezzato soprattutto la possibilità di disattivare il suono, perché permette di utilizzare il dispositivo senza produrre segnali a ogni pressione.
Particolarmente importante è il blocco dedicato alle temperature elevate. Una volta attivato, l’erogazione dell’acqua molto calda richiede una conferma aggiuntiva. È una protezione concreta contro l’azionamento accidentale e assume particolare rilevanza considerando che il dispositivo può arrivare a erogare acqua vicina all’ebollizione.
Anche i volumi preimpostati, compresi tra 120 e 500 millilitri, sono comodi nell’uso quotidiano. Io ho finito per utilizzare principalmente 200 ml per il caffè filtro e circa 300 ml per una tazza di tè più abbondante. In questo modo non devo più controllare continuamente il livello del bicchiere durante l’erogazione.
Il confronto con la versione standard
La differenza più significativa tra il modello standard e il Pro riguarda il sistema di raffreddamento. Il modello superiore dispone infatti del circuito frigorifero con compressore, che permette di mantenere una riserva d’acqua compresa indicativamente tra 10 e 15 gradi.
La versione base rinuncia invece al modulo frigorifero e concentra il proprio funzionamento sull’acqua a temperatura ambiente e sulle erogazioni calde.
Il prezzo riflette questa differenza. La versione standard si colloca intorno ai 399 euro di listino e può scendere frequentemente verso i 349 euro, mentre il modello completo parte da circa 499 euro. La differenza economica è quindi legata principalmente all’aggiunta del sistema frigorifero.
Esistono anche alcune variazioni secondarie. Il modello base utilizza un serbatoio dell’acqua grezza più piccolo, da circa quattro litri rispetto ai 5,5 litri dichiarati per il Pro. Cambiano inoltre alcuni dettagli delle cartucce, come il colore delle maniglie superiori, oltre a piccole differenze nelle finiture della scocca e del pannello.
La parte fondamentale del sistema, però, rimane la stessa: catena filtrante, membrana, capacità di abbattimento del carico salino e trattamento UV non cambiano. L’acqua ottenuta dal processo di purificazione è quindi sostanzialmente la stessa. Chi non ha una particolare necessità di bere acqua fredda può quindi risparmiare circa cento euro senza perdere le caratteristiche principali del sistema di filtrazione.
Funzionalità
Il R9 Pro non si limita alla purificazione. La sua caratteristica distintiva è proprio la possibilità di gestire direttamente la temperatura dell’acqua, passando dal freddo alle temperature elevate senza dover utilizzare altri elettrodomestici.
Il pannello mette a disposizione diversi profili preimpostati pensati per esigenze quotidiane. Per chi ha bambini piccoli, ad esempio, il programma a 45 gradi, identificato dall’icona del biberon, può semplificare notevolmente la preparazione del latte in formula, soprattutto durante la notte.
Successivamente si passa attraverso i livelli da 55 e 65 gradi, mentre le impostazioni a 75 e 85 gradi sono quelle che ho utilizzato più spesso per tè e infusi che richiedono temperature inferiori rispetto all’acqua bollente.
Il valore massimo raggiunge 98 gradi ed è quello più adatto a preparazioni che richiedono acqua molto calda, come brodi istantanei, alcune bevande solubili o determinate preparazioni alimentari.
Dal lato opposto troviamo la modalità refrigerata, identificata dal simbolo del fiocco di neve. Può essere disattivata quando non serve, così da evitare di mantenere inutilmente attivo il compressore durante i mesi più freddi.
Durante l’estate ho lasciato il sistema di raffreddamento attivo praticamente sempre e questo mi ha permesso di evitare di occupare spazio nel frigorifero con bottiglie d’acqua.
Le caraffe possono essere utilizzate in due modi. Possono essere estratte e portate direttamente a tavola oppure rimanere inserite nel loro alloggiamento, diventando parte della riserva immediatamente disponibile per l’erogazione.
La presenza di due contenitori è particolarmente comoda perché permette, ad esempio, di tenere una caraffa in frigorifero mentre l’altra rimane nella macchina.
Pregi e difetti
Dopo diverse settimane di utilizzo, il bilancio personale può essere sintetizzato in questo modo:
- A favore: sistema a osmosi inversa con membrana da 0,0001 micron e riduzione del carico salino verificabile direttamente, assenza di qualsiasi installazione idraulica, sostituzione delle cartucce senza strumenti, sistema frigorifero con compressore, sette impostazioni di temperatura utili nella vita quotidiana, sterilizzazione UV automatica, blocco per bambini, due caraffe in Tritan, buona qualità costruttiva e ingombro contenuto in profondità.
- Contro: prezzo iniziale importante, rumore della pompa percepibile quando l’ambiente è molto silenzioso, necessità di riempire manualmente il serbatoio una o due volte al giorno, presenza dell’acqua di scarto, portata di circa 0,3 litri al minuto che rende più lento il recupero dopo grandi prelievi e disponibilità limitata alla colorazione scura.
Non considero nessuno di questi aspetti sufficiente a compromettere l’esperienza complessiva. Sono però proprio il riempimento manuale e la rumorosità gli elementi che valuterei con maggiore attenzione prima dell’acquisto, perché il loro peso dipende molto dal tipo di abitazione e dalle abitudini personali.
Prezzo
Il prezzo di listino del modello completo è di 499 euro. La versione priva del sistema frigorifero parte invece da 399 euro e viene spesso proposta intorno ai 349 euro. Si tratta comunque di cifre importanti per un dispositivo che deve essere semplicemente appoggiato sul piano della cucina, quindi non avrebbe senso nasconderlo.
Esiste però una motivazione tecnica dietro il posizionamento economico. Un sistema a osmosi inversa sotto-lavello di buona qualità richiede già una spesa di diverse centinaia di euro. A questa bisogna poi aggiungere l’installazione, il collegamento alla rete idrica e allo scarico e, in alcuni casi, anche modifiche al piano di lavoro.
Per chi vive in affitto, inoltre, la soluzione tradizionale può essere particolarmente poco pratica. Il R9 Pro elimina completamente questo problema e aggiunge anche il sistema di refrigerazione, che in un impianto tradizionale richiederebbe un dispositivo separato.
Nel panorama dei dispositivi da banco con caratteristiche analoghe, il posizionamento rimane competitivo. Alcuni prodotti concorrenti della stessa fascia rinunciano al compressore, altri non prevedono la sterilizzazione UV oppure la doppia lettura TDS, mentre in alcuni casi il rapporto tra acqua utilizzata e acqua prodotta è meno favorevole.
Anche i consumabili, con una spesa media di circa 85 euro all’anno, risultano abbastanza prevedibili. Il vero punto è quindi il volume di acqua consumato.
Per una famiglia che acquista regolarmente grandi quantità di acqua in bottiglia, il ritorno economico può arrivare nel giro di un paio d’anni, soprattutto considerando anche la gestione delle bottiglie. Per una persona che vive sola e consuma poca acqua, invece, il costo iniziale pesa molto di più.
Attualmente Jimmy R9 e Jimmi R9 Pro sono disponibili su Amazon Italia.
Conclusioni
Dopo averlo utilizzato per settimane, la mia impressione finale rimane molto positiva. Il JIMMY Bewinch R9 Pro affronta un’esigenza concreta cercando di farlo senza costringere l’utente a trasformare la cucina per installare un impianto fisso.
Non richiede collegamenti permanenti, non impone modifiche al piano di lavoro e riesce a combinare filtrazione a osmosi inversa, acqua fredda e acqua calda in un unico apparecchio. Anche le mie misurazioni domestiche hanno mostrato valori TDS estremamente bassi dopo il trattamento, pur con tutti i limiti che ho già spiegato per questo tipo di misurazione.
Lo consiglierei senza esitazioni a chi vive in affitto e non può intervenire sull’impianto idraulico, alle famiglie con bambini piccoli, a un piccolo ufficio o studio che vuole eliminare i boccioni e, più in generale, a chi dispone di acqua di rete molto dura o dal gusto poco gradevole.
Al contrario, per una persona sola che consuma poca acqua il rapporto tra investimento e utilizzo può diventare meno interessante. Lo stesso vale per chi ha una cucina completamente open space collegata alla zona notte e considera fastidioso anche un rumore ciclico relativamente contenuto.
Infine, se si dispone già di un buon impianto a osmosi inversa sotto-lavello perfettamente funzionante, acquistare il R9 Pro significherebbe sostanzialmente duplicare una funzione che si possiede già.
Per chi non rientra in questi casi, il JIMMY Bewinch R9 Pro rimane una soluzione da banco particolarmente completa, capace di concentrare in un unico apparecchio filtrazione, gestione della temperatura e refrigerazione senza richiedere l’intervento di un tecnico per l’installazione.
Fonte: Tecnoandroid.it















