Il cambiamento climatico sta diventando sempre di più una brutta gatta da pelare, una ricerca dell’Università dell’East Anglia, infatti, ha sottolineato una discrepanza significativa tra i risultati a cui potrebbero portare le azioni che gli Stati hanno promesso di mantenere, con quelli che sono gli obiettivi da raggiungere (ovvero la riduzione di 1,5 gradi).
La stessa ricerca, pubblicata direttamente su Nature, mostra un divario delle emissioni davvero preoccupante, con una riduzione promessa dagli Stati entro il 2050 di emissioni di CO2, che dimostra essere di 3,2 miliardi di tonnellate inferiore, rispetto a quanto sarebbe necessario per il raggiungimento di 1,5°C.
Lo stesso Dottor William Lamb, principale esponente dello studio, sottolinea che “senza una riduzione delle emissioni in modo rapido in ogni settore, il limite di 1,5 gradi non potrà mai essere raggiunto; il piano deve essere rivisto con una riduzione dell’utilizzo del carbonio, con l’ausilio delle energie rinnovabili ed una maggiore tutela delle foreste”.
“I paesi“, prosegue Lamb, “devono aumentare l’ambizione, le azioni concrete e la consapevolezza per cercare di ampliare i metodi che permettono di rimuovere l’anidride carbonica, con una profonda azione di riduzione delle emissioni“.
Una soluzione potrebbe essere una maggiore collaborazione tra gli stati, così da riuscire a ridurre la domanda di energia, e facilitare il passaggio verso l’energia sostenibile, riuscendo così a ridurre la differenza verso l’obiettivo preposto di “soli” 400 milioni di tonnellate di CO2 (contro le 2,5 miliardi dello studio). Un piccolo passo in avanti verso un mondo più pulito e meno inquinato.
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