Non si fa in tempo a finire di parlare dell’incidente avvenuto in una base militare russa che quest’ultimi inaugurano un nave molto particolare. Si tratta di una vera e propria centrale nucleare galleggiante, non un’imbarcazione alimentata da un reattore nucleare come possono essere alcune portaerei. Il nome è Akademik Lomonosov ed è dotata di due reattori KLT-40C i quali sono in grado di produrre 70 megawatt insieme; i reattori di Chernobyl erano 30 volte più potenti, per intenderci.
Il suo progetto è alquanto pionieristico tanto che erano diversi anni che era in sviluppo. Ora che c’è stata l’inaugurazione non resta che il viaggio ovvero una traversata di oltre 5.000 Km dal porto artico di Murmansk a Chukotka ovvero una città che si trova dell’estremo oriente russo. Durante il suo passaggio verrà potenziato l’apporto di energia elettrica agli insediamenti sulle coste, ma l’obiettivo finale sarà quello di fornirla al complesso minerario di Chaun-Bilibin.
Apparentemente questo prima nave fungerà da esperimento nel senso che se tutto andrà bene, o comunque se sarà efficiente, allora ne verrà costruite della altre. Le possibili destinazioni sono le piattaforme petrolifere presenti nell’Artico russo oppure un impianto di desalinizzazione che servirà a produrre acqua dolce; oltre a questi scopi gli insediamenti sopracitati potranno giovare di un maggior apporto energetico.
Sebbene questa sia un progetto, come detto, avveniristico, non è il primo esempio di un impianto del genere. Tra il 1968 e il 1976 l’esercito americano aveva convertito un mercantile della seconda guerra mondiale a centrale nucleare galleggiante; successivamente fu ritirata. La nave, l’MH-1A Sturgis fu usata per fornire energia durante i lavoro per la costruzione del Canale di Panama. Ovviamente la tecnologia usata dai russi risulta essere molto più avanzata, ma l’Artico è un mare pericoloso a causa del ghiaccio.
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