Un nuovo studio rivela che le nanoplastiche, minuscole particelle di plastica di dimensioni inferiori a 0,001 millimetri, possono compromettere la capacità del nostro corpo di assorbire gli antibiotici e persino contribuire alla crescita di batteri resistenti ai farmaci.
I ricercatori delle Università di Vienna, Bonn e Debrecen hanno scoperto che le nanoplastiche, tra cui polietilene, polipropilene, polistirene e nylon 6.6, si legano alla tetraciclina, un antibiotico comunemente usato. Durante un processo di “ricottura simulata,” che riscalda e raffredda le molecole per farle stabilizzare, le nanoplastiche si sono legate alla tetraciclina, impedendo un corretto assorbimento da parte del corpo.
La combinazione di antibiotici e nanoplastiche crea ambienti che potrebbero favorire la resistenza batterica. “Il legame era particolarmente forte con il nylon,” ha spiegato Lukas Kenner, dell’Università di Vienna. Questo tipo di nanoplastica, comune nei tessuti, può penetrare nel corpo attraverso la respirazione e aumenta la concentrazione di plastica negli ambienti chiusi.
Le dimensioni ridotte delle nanoplastiche permettono loro di entrare a livello cellulare e persino di attraversare la barriera emato-encefalica, aumentando la potenziale esposizione del cervello a sostanze nocive. Anche se gli effetti a lungo termine non sono ancora del tutto noti, questa scoperta apre nuove sfide per la salute pubblica e per la gestione della resistenza batterica.
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