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NASA pronta a lanciare il telescopio Roman: il nuovo potente occhio che osserverà l’Universo

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Mancano pochi giorni al lancio di uno degli strumenti astronomici più ambiziosi mai costruiti. La NASA punta al 30 agosto 2026 per inviare nello spazio il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo osservatorio progettato per realizzare enormi mappe del cosmo e affrontare alcuni dei più grandi misteri dell’astrofisica. Il decollo è previsto non prima delle 7:26 EDT – le 13:26 in Italia – dal Kennedy Space Center in Florida, a bordo di un Falcon Heavy. Il 21 agosto la missione ha completato la Flight Readiness Review, ottenendo il via libera alle ultime operazioni prima del lancio.

Un telescopio con la vista panoramica

Roman possiede uno specchio principale di 2,4 metri, praticamente delle stesse dimensioni di quello di Hubble. La grande differenza sarà però nella quantità di cielo osservabile contemporaneamente. Secondo la NASA, il campo visivo di Roman sarà almeno 100 volte più grande di quello di Hubble, permettendogli di effettuare indagini del cielo fino a mille volte più rapidamente mantenendo sensibilità e risoluzione infrarossa comparabili. Hubble ha prodotto alcune delle immagini più profonde dell’Universo concentrandosi su regioni relativamente piccole; Roman potrà combinare profondità e visione panoramica, osservando enormi popolazioni di oggetti cosmici.

Il suo strumento principale fotograferà il cosmo in grande

Il cuore scientifico dell’osservatorio sarà il Wide Field Instrument (WFI), una gigantesca fotocamera a infrarossi progettata per effettuare survey di vaste regioni del cielo. Roman potrà così osservare contemporaneamente enormi quantità di stelle e galassie, seguendo la loro distribuzione e il loro cambiamento nel tempo. La missione dovrebbe studiare miliardi di oggetti cosmici, costruendo dataset che potranno essere utilizzati dagli astronomi per decenni. Questa capacità permetterà anche di individuare fenomeni relativamente rari che telescopi con un campo visivo più ristretto hanno minori probabilità di intercettare.

La grande caccia all’energia oscura

Una delle domande principali riguarda l’energia oscura, il nome dato alla misteriosa componente associata all’espansione accelerata dell’Universo. Roman osserverà la distribuzione delle galassie, esplosioni di supernovae e altri indicatori cosmologici per ricostruire come l’espansione del cosmo sia cambiata nel corso del tempo. Allo stesso tempo permetterà agli astronomi di studiare la materia oscura, invisibile direttamente ma rilevabile attraverso i suoi effetti gravitazionali sulla materia ordinaria e sulla luce. Mappe estremamente ampie consentiranno di ricostruire la struttura dell’Universo su scale gigantesche e mettere alla prova differenti modelli cosmologici.

Potrebbe trovare migliaia di nuovi pianeti

Roman diventerà anche un formidabile cacciatore di esopianeti. Osservando regioni densamente popolate di stelle verso il centro della Via Lattea, sfrutterà soprattutto il fenomeno del microlensing gravitazionale: quando una stella e il suo eventuale sistema planetario passano davanti a una stella più lontana, la loro gravità può amplificarne temporaneamente la luce. La NASA prevede che Roman possa scoprire migliaia di nuovi esopianeti, compresi mondi situati a distanze dalle proprie stelle difficili da esplorare con altri metodi. Nel corso della missione potrebbe inoltre individuare decine di migliaia di pianeti vaganti, non legati gravitazionalmente a una stella.

A bordo c’è anche un coronografo sperimentale

Il secondo grande strumento è il Coronagraph Instrument, una dimostrazione tecnologica progettata per bloccare la luce abbagliante di una stella e osservare ciò che si trova nelle sue immediate vicinanze. È un problema simile al tentativo di vedere una lucciola accanto a un faro a enorme distanza. Il coronografo di Roman testerà tecnologie avanzate per ottenere immagini dirette di pianeti attorno a stelle relativamente vicine. Non rappresenta lo scopo principale della missione, ma potrebbe preparare il terreno per futuri osservatori capaci di fotografare direttamente pianeti simili alla Terra e analizzarne l’atmosfera alla ricerca di condizioni compatibili con la vita.

La destinazione è a 1,5 milioni di chilometri

Dopo il lancio, Roman viaggerà verso il punto lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra, situato a circa 1,5 milioni di chilometri dal nostro pianeta. È la stessa regione dello spazio utilizzata dal James Webb Space Telescope e offre condizioni particolarmente favorevoli alle osservazioni astronomiche. Da lì Roman avrà una visuale stabile e poco ostacolata del cosmo. I due telescopi saranno complementari: Webb è straordinariamente potente nell’osservazione dettagliata di singoli oggetti e regioni relativamente piccole, mentre Roman eccellerà nelle grandi survey, individuando fenomeni e popolazioni che potranno successivamente diventare bersagli di osservazioni più approfondite.

Una nuova mappa dell’Universo sta per cominciare

Se il lancio e la messa in servizio procederanno come previsto, Roman potrebbe cambiare soprattutto la scala con cui osserviamo il cielo. Nei primi cinque anni di attività, la NASA prevede che possa rivelare oltre 100.000 mondi lontani – includendo esopianeti e pianeti vaganti – centinaia di milioni di stelle e miliardi di galassie. L’enorme quantità di dati consentirà di studiare contemporaneamente evoluzione galattica, buchi neri, stelle, pianeti, materia oscura ed espansione cosmica. Roman non sostituirà Hubble o Webb: aggiungerà qualcosa che mancava, una visione profonda ma anche vastissima. Dal 30 agosto potrebbe iniziare una nuova era in cui, invece di fotografare soltanto singoli angoli del cosmo, potremo osservarne interi panorami con un dettaglio senza precedenti.

Immagine di tawatchai07 su Magnific

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