Scienza

Non solo carne: zuccheri e carboidrati hanno avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione umana

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Per molto tempo una delle immagini più popolari dell’evoluzione umana è stata quella dei nostri antenati che, grazie alla caccia e agli utensili di pietra, iniziarono a consumare quantità crescenti di carne, ottenendo l’energia necessaria per sviluppare un cervello più grande. Ma questa ricostruzione racconta soltanto una parte della storia. Numerosi studi suggeriscono che anche gli alimenti vegetali ricchi di amido, come radici, tuberi e successivamente cereali, abbiano rappresentato una fonte energetica fondamentale. I carboidrati digeribili potrebbero aver contribuito in maniera decisiva a sostenere l’enorme costo metabolico del cervello umano.

Il cervello è un organo estremamente costoso

Pur rappresentando soltanto una piccola parte del peso corporeo, il cervello umano richiede una quantità considerevole dell’energia consumata dall’organismo. Il glucosio rappresenta una delle sue principali fonti energetiche in condizioni normali. Secondo un’influente ipotesi evolutiva, l’aumento delle dimensioni cerebrali durante il Pleistocene sarebbe stato quindi difficile da sostenere affidandosi esclusivamente alle proteine e ai grassi della carne. Gli alimenti vegetali ricchi di amido avrebbero fornito carboidrati facilmente convertibili in glucosio, contribuendo a soddisfare le richieste energetiche del cervello, dei globuli rossi e della gravidanza.

Gli “zuccheri” degli antenati erano molto diversi dai nostri

Parlare di zuccheri non significa immaginare i nostri antenati circondati da dolci e bevande zuccherate. Il protagonista era soprattutto l’amido, un carboidrato complesso costituito da lunghe catene di glucosio e presente in numerose parti sotterranee delle piante. Frutta e vegetali selvatici erano inoltre molto differenti dalle varietà moderne selezionate per essere grandi e dolci. Radici e tuberi potevano rappresentare riserve relativamente affidabili di energia anche quando altri alimenti scarseggiavano, diventando una componente preziosa della strategia alimentare degli ominini.

Poi arrivò il fuoco e cambiò tutto

Un passaggio fondamentale potrebbe essere stato il controllo del fuoco e la cottura. Riscaldare gli alimenti modifica la struttura dell’amido attraverso un processo chiamato gelatinizzazione, rendendolo molto più accessibile agli enzimi digestivi. Ciò permette all’organismo di ottenere più facilmente energia da radici e tuberi rispetto al consumo degli stessi alimenti crudi. Non sappiamo con certezza quando la cottura sia diventata abituale: le prove archeologiche più antiche sono ancora discusse. È però chiaro che cucinare aumenta la digeribilità e il rendimento energetico di numerosi alimenti vegetali.

Una traccia della dieta è rimasta nel nostro DNA

La prova più affascinante arriva dalla genetica. Gli esseri umani possiedono geni chiamati AMY1, AMY2A e AMY2B, responsabili della produzione di amilasi, enzimi che permettono di digerire l’amido. A differenza delle altre grandi scimmie, gli esseri umani mostrano una straordinaria variabilità nel numero di copie di questi geni. Uno studio pubblicato su Nature ha ricostruito la storia di questa regione genomica utilizzando circa 5.600 genomi umani moderni e antichi, trovando numerose duplicazioni e cancellazioni avvenute nel corso della nostra evoluzione.

L’agricoltura ha accelerato l’adattamento all’amido

La svolta più evidente si sarebbe verificata con l’avvento dell’agricoltura, circa 12.000 anni fa. Analizzando 533 antichi genomi dell’Eurasia occidentale, i ricercatori hanno scoperto che le varianti contenenti più copie dei geni dell’amilasi sono aumentate rapidamente di frequenza. Le popolazioni tradizionalmente agricole mostrano inoltre, in media, più copie di questi geni rispetto a popolazioni associate alla caccia, pesca o pastorizia. È un forte indizio di selezione naturale: quando cereali e altri alimenti ricchi di amido divennero fondamentali, digerirli efficientemente potrebbe aver rappresentato un vantaggio.

Carne contro carboidrati è probabilmente la domanda sbagliata

Queste scoperte non dimostrano che la carne fosse irrilevante. Gli alimenti animali forniscono proteine, grassi e micronutrienti importanti e probabilmente contribuirono anch’essi ai cambiamenti anatomici e metabolici degli ominini. L’idea emergente è piuttosto quella di una dieta flessibile e onnivora, capace di sfruttare risorse diverse a seconda dell’ambiente. Carne, tuberi, frutti, semi e successivamente alimenti cucinati avrebbero offerto insieme una combinazione di nutrienti ed energia. Cercare un singolo alimento responsabile dell’espansione cerebrale rischia quindi di semplificare eccessivamente milioni di anni di evoluzione.

I carboidrati raccontano una parte dimenticata della nostra storia

La storia scritta nei geni dell’amilasi dimostra quanto profondamente l’alimentazione abbia contribuito a plasmare la nostra specie. Prima attraverso la raccolta di piante ricche di amido, poi probabilmente con la cottura e infine con l’agricoltura, gli esseri umani hanno progressivamente aumentato la capacità di ottenere energia dai carboidrati. Questo non significa che lo zucchero raffinato moderno sia necessario o benefico in grandi quantità: confondere glucosio, amido e zuccheri aggiunti sarebbe un errore nutrizionale. Significa invece riconoscere che l’evoluzione di Homo sapiens non è stata alimentata da un solo ingrediente. Accanto alla carne, anche le piante ricche di carboidrati potrebbero aver fornito parte del carburante che ha permesso alla nostra storia evolutiva di prendere una direzione unica.

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