Dai salotti vittoriani di Orgoglio e pregiudizio alle atmosfere magiche di Cent’anni di solitudine, i classici della letteratura sembrano condividere poco. Eppure, un recente studio suggerisce che dietro la loro resistenza al tempo si nasconda una struttura testuale ricorrente, identificabile grazie all’intelligenza artificiale.
Un gruppo di ricercatori della York University di Toronto ha utilizzato un modello di IA per analizzare 300 romanzi in lingua inglese pubblicati tra il 1909 e il 1923, scoprendo che la “ricetta del classico” potrebbe risiedere nelle scelte linguistiche più che nei temi trattati.
Il metodo: 300 romanzi sotto la lente dell’IA
Il team guidato da Leyao Wang ha diviso i romanzi in due categorie:
- Bestseller dell’epoca, inseriti nelle classifiche di Publishers Weekly.
- Opere ancora amate oggi, come The Mysterious Affair at Styles di Agatha Christie o Anne of Avonlea di Lucy Maud Montgomery, valutate attraverso il successo su Goodreads.
L’intelligenza artificiale ha analizzato i testi completi, cercando ricorrenze nell’uso delle parole, nella lunghezza delle frasi e nello stile complessivo.
Bestseller o classici: differenze sottili ma decisive
Dall’analisi sono emersi due modelli distinti:
- I bestseller del passato erano spesso più lunghi e caratterizzati da un linguaggio colloquiale, con frequente uso di parole semplici e interiezioni come “sì”, “oh” e “ok”. Questo stile li rendeva facili da leggere velocemente e accessibili a un pubblico vasto.
- I classici senza tempo, invece, risultano più brevi, ma con frasi lunghe e strutture complesse. Un linguaggio più ricercato che richiede concentrazione, rendendo l’opera più memorabile e predisposta alla rilettura.
Secondo gli studiosi, questa differenza spiega perché alcuni titoli, pur non essendo stati i più venduti al momento dell’uscita, continuano a essere letti e tramandati.
Memoria e rilettura: le chiavi dell’atemporalità
Uno dei risultati più interessanti riguarda la capacità dei classici di imprimersi nella memoria. La complessità delle frasi e delle scelte linguistiche, sebbene meno immediate, obbliga il lettore a un livello di attenzione superiore.
Questa “fatica cognitiva” potrebbe trasformarsi in valore: un libro che richiede impegno lascia un segno più profondo, spingendo non solo a ricordarlo, ma anche a consigliarlo o a tornare a rileggerlo.
Non solo parole: il peso dei fattori esterni
I ricercatori precisano che la struttura testuale non è l’unico elemento che determina il destino di un romanzo. Tematiche universali, strategie di marketing, contesto storico e reputazione dell’autore hanno certamente un ruolo cruciale.
Tuttavia, la scoperta che la sola analisi linguistica può predire in parte l’atemporalità di un’opera apre scenari interessanti. Per editori e scrittori, comprendere questi meccanismi potrebbe significare intercettare meglio i gusti dei lettori e puntare su opere destinate a durare.
Classici del futuro? L’IA come bussola
La letteratura non obbedisce a formule matematiche, ma la ricerca suggerisce che esistano tratti comuni nei libri che sopravvivono alle mode. L’intelligenza artificiale, pur non potendo sostituire il giudizio critico, offre uno strumento in più per analizzare la scrittura e, forse, intuire quali opere di oggi diventeranno i classici di domani.
La domanda rimane aperta: sarà mai possibile programmare l’atemporalità? O, come ogni vero classico insegna, il segreto è racchiuso in un’alchimia di parole, emozioni e mistero che nessun algoritmo potrà mai decifrare fino in fondo?
Foto di Hans-Jürgen Weinhardt su Unsplash

