Covid-19: cosa rivelano le autopsie di chi era contagiato

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Il Covid-19 viene considerata una malattia respiratoria alla stregua dell’influenza, ma nella realtà dei fatti nessuna delle due colpisce esclusivamente l’apparato respiratorio, anzi. Il SARS-CoV-2 è un virus che una volta che si insinua nel nostro organismo è in grado di attaccare qualsiasi tessuto. Un nuovo studio basato su delle autopsie ha confermato nuovamente questo aspetto cruciale.

Qualsiasi tessuto è vulnerabile: polmoni, cuore, fegato, intestino, cervello, muscoli, apparato riproduttivo, occhi e altri tessuti ancora. Di per sé non è una novità visto che ormai abbiamo tutti visto i sintomi che il Covid-19 è in grado di scatenare, cosa non possibile se non potesse girare come vuole. Oltre a questo, si trova particolarmente a proprio agio visto che può rimanere nascosto per moltissimo tempo.

Covid-19: nessun organo o tessuto è al riparo

Le parole del National Institutes of Health: “I nostri dati indicano che in alcuni pazienti SARS-CoV-2 può causare infezione sistemica e persistere nell’organismo per mesi. Speriamo di replicare i dati sulla persistenza virale e studiare la relazione con il COVID lungo. In meno di un anno abbiamo circa 85 casi e stiamo lavorando per espandere questi sforzi”.

Ovviamente il Covid-19 colpisce con maggiore frequenza l’apparato respiratorio visto che si tratta prevalentemente di un virus aereo, e anche il cervello risulta particolarmente vulnerabile come prova la variante prolungata della malattia. Detto questo, la sua capacità di spostarsi tra i vari tessuti rimane qualcosa di poca capito. Verrebbe da pensare al sangue, ma gli esami delle autopsie non ne hanno trovato traccia. Questa risposta continua a mancare

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