Siamo abituati a pensare all’alfabeto come a una sequenza immutabile, una struttura solida che termina con la Z. Eppure, per secoli, l’alfabeto latino – almeno in alcune tradizioni – non finiva lì. Dopo la Z compariva un segno oggi familiare, ma raramente considerato una lettera a tutti gli effetti: l’ampersand (&).
Oggi lo associamo a loghi aziendali, titoli creativi e marchi internazionali. Ma la sua storia è molto più antica e sorprendente, e affonda le radici nella scrittura latina, nelle scuole medievali e nella trasmissione orale del sapere.
Un simbolo nato dalla fretta degli scribi
L’ampersand nasce nell’antica Roma, non come simbolo autonomo, ma come legatura grafica. In latino, la congiunzione “e” si dice et, una delle parole più usate nei testi scritti. Gli scribi, per velocizzare la scrittura su pergamena e papiro, iniziarono a unire le lettere “e” e “t”, avvicinandole sempre di più fino a fonderle in un unico segno.
Quel segno stilizzato, che nel tempo avrebbe assunto forme diverse, è l’antenato diretto dell’attuale “&”. Non era un’invenzione decorativa, ma una soluzione pratica, nata dall’uso quotidiano della lingua.
Quando l’ampersand era una lettera dell’alfabeto
Nel Medioevo, e in particolare nel mondo anglosassone, l’ampersand smise di essere solo una scorciatoia grafica. Entrò a far parte dell’alfabeto insegnato nelle scuole.
Una delle testimonianze più antiche risale a oltre mille anni fa, quando il monaco Byrhtferth descrisse un alfabeto inglese che includeva, oltre alle lettere latine, anche simboli aggiuntivi. Tra questi compariva la “e commerciale”, solitamente collocata dopo la Z, come ultima “lettera”.
Per i bambini anglosassoni, l’alfabeto non terminava con “X, Y, Z”, ma con “… X, Y, Z, &”. Un dettaglio che oggi può sembrare marginale, ma che rivela quanto fosse radicata la presenza di questo segno nella lingua e nell’istruzione.
Da formula orale a nome moderno
Curiosamente, il nome “ampersand” non esisteva all’epoca. Quando i bambini recitavano l’alfabeto, il simbolo non veniva letto come una parola autonoma, ma con una formula: “and, per se, and”, ovvero “e, di per sé, e”.
L’espressione “per se” veniva usata in classe per indicare che una lettera poteva funzionare come parola completa, come accade per “A” o “I” in inglese. Nel tempo, la ripetizione orale di “and per se and” si è contratta foneticamente, fino a diventare “ampersand”.
È uno dei casi più affascinanti in cui un nome moderno nasce direttamente dalla pratica scolastica e dalla tradizione orale.
Perché è scomparsa dall’alfabeto
Non esiste una data precisa che segni l’uscita ufficiale dell’ampersand dall’alfabeto. Gli storici della lingua ritengono che la sua esclusione sia avvenuta tra il XVIII e il XIX secolo, quando l’alfabeto iniziò a essere standardizzato e semplificato.
La distinzione sempre più netta tra lettere e simboli grafici ha probabilmente giocato un ruolo decisivo. L’ampersand, pur essendo utile, rappresentava una parola intera e non un suono specifico, rendendola anomala rispetto alle altre lettere.
Una storia diversa nel mondo portoghese
Nel contesto portoghese, la storia dell’ampersand segue un percorso parallelo ma distinto. Il simbolo “&” è stato utilizzato per secoli come abbreviazione di et nei testi latini e di “e” nei testi in lingua portoghese, sia manoscritti che a stampa.
Tuttavia, non è mai stato formalmente considerato una lettera dell’alfabeto. Ancora oggi, i dizionari portoghesi lo definiscono esclusivamente come un simbolo grafico, utilizzato soprattutto in nomi commerciali, riferimenti bibliografici e contesti tipografici.
Questa differenza mostra come la stessa forma grafica possa assumere ruoli culturali molto diversi a seconda della lingua e della tradizione educativa.
Una lettera che non se n’è mai andata davvero
Sebbene non faccia più parte dell’alfabeto ufficiale, l’ampersand è tutt’altro che scomparso. Al contrario, vive una seconda giovinezza nel design, nel marketing e nella comunicazione visiva. Il suo successo moderno deriva anche dalla sua storia: è breve, elegante, carico di significato.
In un certo senso, l’ampersand è una lettera fantasma. Non la recitiamo più dopo la Z, ma continuiamo a usarla ogni giorno, spesso senza sapere che, per secoli, era considerata a tutti gli effetti l’ultima lettera dell’alfabeto.
E forse è proprio questo il suo fascino: ricordarci che anche le strutture più familiari, come l’alfabeto, sono il risultato di una lunga evoluzione, fatta di abitudini, scorciatoie e piccoli segni che hanno saputo resistere al tempo.
Foto di Sookyung An da Pixabay

