Farmaci pensati studiando il DNA: fatto il primo grande passo

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Il sequenziamento del DNA è diventata una pratica ormai economica e alla portata di tutta. Anni fa per poter permettersi un’operazione del genere bisognava sborsare diverse migliaia di euro mentre adesso ne costa giusto un paio di centinaia. Una delle aziende leader del settore è 23andMe che ha sede negli Stati Uniti, nella Silicon Valley. Durante il suo periodo di attività ha raccolto i dati del DNA di milioni di individui sparsi per tutto il mondo.

Cosa farsene di tutti questi dati anonimi? Analizzare e sfruttarli per creare farmaci speciali e di recente è stato consegnato il primo nel suo genere a un farmacista spagnolo. Si tratta di un trattamento per le malattie infiammatorie. Se sarà un successo e arriva sul mercato intenzionale, tutti i profitti andranno alla compagnia che ha sviluppato; un punto da sottolineare perché qualcuno potrebbe pensare di aver diritto a qualcosa visto che sono state usate le informazioni del suo DNA.

 

Farmaci dal DNA

Le parole di Kenneth Hillan, responsabile delle terapie presso 23andMe: “Lavorando con Almirall (la società spagnola), siamo lieti di portare avanti la missione di 23andMe di aiutare le persone a trarre vantaggio dalle intuizioni genetiche. In qualità di leader nella dermatologia medica, abbiamo ritenuto che Almirall fosse la migliore compagnia per portare avanti questo programma e, in definitiva, sviluppare una terapia efficace per i pazienti.”

Il problema della compensazione di alcuni individui che hanno dato il consenso allo studio del loro DNA sembra essere un problema serio in questa industria nello specifico. Dietro a tutto questo c’è anche un discorso etico che nei prossimi anni potrebbe farsi sentire sempre più.

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