Grasso addominale e invecchiamento cerebrale: perché il grasso viscerale preoccupa gli scienziati

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Quando si parla di salute, l’attenzione si concentra spesso sul peso corporeo e sull’indice di massa corporea (BMI). Negli ultimi anni, però, la ricerca scientifica ha iniziato a guardare oltre il semplice numero sulla bilancia, scoprendo che la distribuzione del grasso corporeo potrebbe essere persino più importante della quantità totale accumulata.

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Mental Health ha evidenziato come il luogo in cui il grasso si deposita nel corpo possa essere strettamente collegato alla salute del cervello e ai processi di invecchiamento cognitivo. In particolare, a destare maggiore preoccupazione è il cosiddetto grasso viscerale, quello che si accumula in profondità nell’addome attorno agli organi interni.

I risultati suggeriscono che questo tipo di grasso potrebbe essere associato a modificazioni cerebrali più marcate rispetto ad altri depositi adiposi.

Uno studio su oltre 18.000 persone

La ricerca, coordinata dalla professoressa Anqi Qiu della Hong Kong Polytechnic University, ha analizzato i dati di oltre 18.000 partecipanti della UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo.

I soggetti coinvolti avevano un’età media di circa 62 anni e sono stati sottoposti a una serie di valutazioni approfondite:

  • misurazione della composizione corporea;
  • risonanze magnetiche cerebrali;
  • test cognitivi dedicati a memoria, ragionamento e velocità di elaborazione;
  • analisi delle funzioni esecutive.

L’obiettivo era comprendere se diverse aree di accumulo del grasso fossero associate a specifici cambiamenti nella struttura e nel funzionamento del cervello.

Dove si accumula il grasso fa la differenza

I ricercatori hanno esaminato il grasso presente nelle braccia, nelle gambe, nel tronco e nella cavità addominale profonda.

I risultati hanno mostrato che ciascun deposito adiposo sembra essere associato a pattern differenti di cambiamento cerebrale.

Ad esempio, una maggiore quantità di grasso nelle braccia e nel tronco è stata collegata a un assottigliamento della corteccia sensomotoria, l’area coinvolta nel controllo dei movimenti e nella percezione tattile.

Inoltre, livelli più elevati di grasso nelle braccia sono stati associati a una riduzione del volume dell’ippocampo, una struttura fondamentale per la memoria e l’apprendimento.

Lo studio ha rilevato che tutte le forme di grasso analizzate erano correlate a una riduzione del volume di alcune regioni profonde del cervello e a una minore efficienza nella comunicazione tra diverse aree neurali.

Il grasso viscerale emerge come il principale fattore di rischio

Tra tutti i tipi di grasso esaminati, il più problematico è risultato essere il grasso viscerale.

Questo tessuto adiposo non è visibile come il grasso sottocutaneo e si accumula attorno a organi come fegato, pancreas e intestino. Proprio per la sua posizione, è metabolicamente molto attivo e produce sostanze infiammatorie che possono influenzare diversi sistemi dell’organismo.

Lo studio ha evidenziato che il grasso viscerale è fortemente associato a un deterioramento della sostanza bianca cerebrale, una rete fondamentale di fibre nervose che collega le varie aree del cervello consentendo la trasmissione delle informazioni.

I ricercatori hanno osservato:

  • riduzione della densità delle fibre nervose;
  • maggiore disorganizzazione strutturale;
  • aumento dell’accumulo di liquidi nei tessuti nervosi.

Questi cambiamenti potrebbero compromettere l’efficienza delle comunicazioni neurali e influenzare le prestazioni cognitive nel lungo periodo.

Un cervello biologicamente più vecchio

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il concetto di età cerebrale.

Attraverso modelli computazionali avanzati, gli scienziati hanno stimato quanto il cervello dei partecipanti apparisse “vecchio” rispetto alla loro età anagrafica.

I risultati suggeriscono che una maggiore quantità di grasso corporeo, e soprattutto di grasso viscerale, sia associata a un’accelerazione dell’invecchiamento delle reti neurali coinvolte in funzioni fondamentali come:

  • memoria;
  • controllo motorio;
  • capacità decisionali;
  • elaborazione delle informazioni.

In particolare, il grasso viscerale ha mostrato la correlazione più forte con il peggioramento delle capacità cognitive e mnemoniche.

Perché il grasso addominale potrebbe influenzare il cervello

Gli scienziati stanno ancora cercando di comprendere i meccanismi esatti che collegano il grasso viscerale alla salute cerebrale.

Una delle ipotesi più accreditate riguarda l’infiammazione cronica di basso grado. Il grasso viscerale produce infatti molecole infiammatorie che possono entrare nel circolo sanguigno e influenzare anche il sistema nervoso centrale.

Un’altra possibile spiegazione riguarda l’aumento del rischio di condizioni metaboliche come:

  • diabete di tipo 2;
  • insulino-resistenza;
  • ipertensione;
  • malattie cardiovascolari.

Tutti fattori che, a loro volta, sono stati associati a un maggior rischio di declino cognitivo e di patologie neurodegenerative.

Cosa non dimostra lo studio

Nonostante i risultati siano significativi, gli autori invitano alla prudenza.

La ricerca è di tipo osservazionale e fotografa una situazione in un determinato momento. Questo significa che non è possibile stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto.

In altre parole, lo studio non dimostra che il grasso viscerale provochi direttamente l’invecchiamento cerebrale. È possibile che esistano meccanismi biologici comuni che influenzano contemporaneamente sia la distribuzione del grasso sia la salute del cervello.

Saranno necessari studi longitudinali per capire se ridurre il grasso viscerale possa effettivamente rallentare il declino cognitivo.

La salute del cervello passa anche dall’addome

Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato sempre più chiaramente che il cervello non può essere considerato separatamente dal resto del corpo. Metabolismo, sistema cardiovascolare, infiammazione e stile di vita dialogano costantemente con le funzioni cognitive.

Questo studio aggiunge un tassello importante: non conta soltanto il peso corporeo, ma anche dove il grasso si accumula.

Il grasso viscerale, già noto per il suo impatto sulla salute cardiometabolica, potrebbe rappresentare anche un indicatore importante del rischio di invecchiamento cerebrale accelerato. Un motivo in più per considerare alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e prevenzione non solo come strumenti per il benessere fisico, ma anche come investimenti sulla salute del cervello nel corso degli anni.

Foto di hartono subagio da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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