Per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale, degli astronauti hanno cucinato un vero pasto “arrostito” in orbita. È successo sulla stazione spaziale cinese Tiangong, dove un gruppo di astronauti ha preparato ali di pollo alla griglia e bistecche al pepe nero, utilizzando un forno progettato appositamente per funzionare in condizioni di microgravità. Un evento che segna un punto di svolta non solo tecnologico, ma anche psicologico, nella vita quotidiana dei futuri esploratori dello spazio.
Un salto storico: dal tubetto di Gagarin al primo grill in orbita
L’idea di cucinare nello spazio potrebbe sembrare superflua, quasi un lusso. In realtà, è il risultato di decenni di evoluzione dell’alimentazione astronautica.
Il primo pasto consumato oltre l’atmosfera risale al 1961, quando Yuri Gagarin, durante la sua missione pionieristica, mangiò un tubetto di paté. Da allora, la cucina spaziale ha fatto enormi passi avanti: dalla liofilizzazione agli alimenti sottovuoto, dai congelatori di bordo alle confezioni idratabili della Stazione Spaziale Internazionale.
Tuttavia, mai prima d’ora era stato cucinato un alimento da crudo, e soprattutto mai era stato tentato un metodo di cottura simile alla grigliatura, che sulla Terra è tra i più comuni, ma in orbita rappresenta una sfida senza precedenti.
Il forno rivoluzionario che ha permesso il barbecue spaziale
Il merito di questa impresa va a un dispositivo realizzato appositamente: un forno ad aria calda per la microgravità. A trasportarlo fino alla stazione Tiangong è stata la sonda Shenzhou-21, arrivata pochi giorni prima del “grande evento culinario”.
Il nuovo forno è stato ingegnerizzato per superare i limiti fisici dell’orbita terrestre:
- Niente gravità significa nessuna convezione naturale, nessuna fiamma verticale, nessuna circolazione spontanea dell’aria.
- Il cibo potrebbe fluttuare, costituendo un pericolo.
- Fumo e odori, in un ambiente sigillato come una stazione spaziale, devono essere gestiti in modo impeccabile.
Per affrontare queste sfide gli ingegneri hanno sviluppato:
- una tecnologia di filtrazione multistrato per eliminare fumo e odori;
- un sistema di catalisi ad alta temperatura che permette la cottura senza fiamme;
- supporti interni che mantengono il cibo fermo durante la preparazione;
- una struttura che resta fredda al tatto, per evitare ustioni alla crew.
La temperatura massima raggiungibile dal forno è di 190°C — sufficiente per grigliare, ma sicura per l’ambiente della stazione. Le ali di pollo cucinate dagli astronauti hanno richiesto 28 minuti per diventare dorate e croccanti.
Cucinare nello spazio: perché è così importante
Il barbecue spaziale è tutt’altro che un semplice esperimento “folkloristico”. Le missioni di lunga durata, come le future spedizioni verso la Luna e Marte, richiedono nuove strategie per preservare:
- benessere psicologico,
- riduzione dello stress,
- connessione con la normalità terrestre,
- autonomia alimentare.
Poter cucinare, anche in modo semplice, offre agli astronauti:
- un rituale familiare,
- una forma di espressione personale,
- un’esperienza sensoriale più ricca rispetto agli alimenti preconfezionati.
Questi fattori hanno un impatto significativo sulla salute mentale in condizioni di isolamento prolungato, come confermano numerosi studi sul comportamento umano nello spazio.
Una conquista tecnologica con sguardo al futuro
Il forno cinese è il primo del suo genere al mondo, e rappresenta una prova concreta che cucinare in microgravità è possibile in totale sicurezza. È un passo fondamentale verso l’idea di future basi lunari o marziane in cui gli astronauti — e un giorno forse anche i civili — potranno preparare pasti più simili a quelli terrestri.
In un ambiente ostile e distante come lo spazio, riuscire a grigliare un’ala di pollo può essere molto più di un gesto simbolico: è la dimostrazione che la vita quotidiana, con le sue abitudini e i suoi piaceri, può trovare un posto anche a centinaia di chilometri dalla Terra.
Il primo barbecue dello spazio non segna solo una curiosità scientifica. È un’indicazione chiara del futuro: uno spazio sempre più umano, vivibile e vicino alla nostra esperienza di casa.

