La maggior parte delle persone non sa disegnare la lettera “g” stampata

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La “g” che tutti leggono ma nessuno conosce

Ogni giorno la incontriamo centinaia di volte: su libri, giornali, schermi e documenti. Eppure, la versione più diffusa della lettera “g” minuscola sembra essere un enigma per la maggior parte delle persone. Uno studio condotto dalla Johns Hopkins University ha messo in luce un curioso fenomeno cognitivo: pochissimi riescono a ricordare e riprodurre correttamente la “g” con la coda ad anello, detta anche looptail g.

Due forme, una dimenticata

Nel nostro alfabeto, alcune lettere minuscole esistono in due varianti: pensiamo alla “a” o alla “g”. Ma mentre la “a” in versione stampata è facilmente riconoscibile, la “g” a doppia ansa (quella tipica dei caratteri come Times New Roman o Calibri) è spesso ignorata dalla memoria visiva. Si tratta di una forma estremamente comune nella lettura, ma non viene mai insegnata nella scrittura manuale, dove si predilige la versione semplificata.

Gli esperimenti rivelatori

Nel primo test, i ricercatori hanno chiesto a 38 partecipanti di elencare lettere con doppie forme minuscole. Quasi nessuno ha citato la “g”. Quando sollecitati a disegnarla, solo due persone su trentotto sono riuscite a riprodurla correttamente. In un secondo esperimento, dopo averla osservata, solo una persona ha saputo riscriverla a memoria.

Nel test finale, ai partecipanti è stato chiesto di identificare la “g” corretta tra quattro opzioni simili: solo sette su venticinque hanno scelto quella giusta, la numero 3. Un dato sorprendente, considerato che tutti erano lettori esperti e alfabetizzati.

Perché non la conosciamo?

Secondo Michael McCloskey, autore principale dello studio, il motivo risiede nel modo in cui apprendiamo le lettere: “Impariamo a riconoscerle anche perché le scriviamo. Ma la ‘g’ ad anello non viene insegnata a scuola, e quindi non sviluppiamo una rappresentazione precisa della sua forma.”

Un campanello d’allarme per l’era digitale?

Il fenomeno solleva interrogativi più ampi: quanto conosciamo davvero ciò che leggiamo ogni giorno? E cosa succede se, crescendo in un mondo digitale, i bambini non imparano più a scrivere a mano le lettere? La familiarità visiva potrebbe non bastare, e questa piccola “g” ci insegna che guardare non significa conoscere.

Ph. credit Università Johns Hopkins/YouTube

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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