La pressione alta è una condizione che va tenuta sotto controllo. Se si parla infatti di casi cronici, i problemi di salute associati possono essere molti. Al tempo stesso, esistono molti trattamenti efficaci nel gestirla, ma uno studio ne ha trovato uno nuovo. Secondo alcune prove, ci sarebbe una regione specifica del cervello a contribuire ad alcuni casi specifici di ipertensione e sapendolo, adesso, si può intervenire direttamente.
A essere interessata è la regione cerebrale parafaciale laterale, o abbreviata pFL, e secondo uno studio neozelandese, può influire su casi di pressione sanguigna alta. Di base condiziona il controllo della respirazione, ma secondo nuovi test sui topi può anche attivare un restringimento dei vasi sanguigni che può portare proprio a casi di ipertensione. Un collegamento del genere può aiutare a spiegare perché un 40% di persone che prendono trattamenti mirati non vedono risultati ottimali.
Cervello e pressione alta
Questa scoperta apre alla possibilità di nuovi trattamenti contro la pressione alta. La condizione in sé può sembrare poco pericolosa, ma è associata ad aumento delle patologie cardiache che a loro volte sono collegate a un maggior rischio di sviluppare demenza. Trattarla quindi implica migliorare la salute in generale e sul lungo periodo.
Le parole dei ricercatori: “Considerato che circa il 50% dei pazienti ipertesi presenta una componente neurogena, la sfida è comprendere i meccanismi che generano l’eccitazione simpatica nell’ipertensione. Una simile scoperta fornirebbe un orientamento clinico fondamentale per nuove strategie terapeutiche. Il nostro obiettivo è colpire i corpi carotidei e stiamo importando un nuovo farmaco che stiamo riadattando per sopprimere l’attività dei corpi carotidei e inattivare a distanza la regione parafacciale laterale in modo sicuro, ovvero senza dover utilizzare un farmaco che penetri nel cervello.

