Solo sei storie per raccontare il mondo: cosa dice la scienza

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Capita spesso: iniziamo un romanzo o guardiamo un film e, dopo pochi minuti, abbiamo la sensazione di sapere già dove andrà a parare. Non è cinismo, né mancanza di originalità degli autori. Secondo la scienza, è qualcosa di molto più profondo. Tutti i libri e i film del mondo, per quanto diversi nei dettagli, si basano su appena sei storie fondamentali.

Non sei, dunque, a essere prevedibile. È la struttura emotiva della narrazione a esserlo.

Lo studio che ha messo in crisi l’idea di originalità

Nel 2016 un gruppo di ricercatori del Computational Narrative Laboratory dell’Università del Vermont ha analizzato oltre 1.700 opere di narrativa in lingua inglese, provenienti dal Progetto Gutenberg, una delle più grandi biblioteche digitali di testi di pubblico dominio.

L’obiettivo non era studiare la trama, i personaggi o i temi, ma l’andamento emotivo delle storie nel tempo. Attraverso strumenti di analisi computazionale del linguaggio, i testi sono stati suddivisi in segmenti di circa 10.000 parole. A ogni segmento è stato attribuito un punteggio emotivo sulla base delle parole utilizzate.

Termini associati a dolore, perdita o punizione abbassavano il punteggio; parole legate a gioia, amore o sicurezza lo facevano salire. Il risultato è stata una mappa emotiva di ciascuna storia.

Sei archi emotivi, infinite variazioni

Dall’analisi è emerso un dato sorprendente: quasi tutte le storie seguono uno di sei archi emotivi fondamentali, ovvero traiettorie ricorrenti di ascesa e caduta emotiva. Questi modelli funzionano come una grammatica invisibile della narrazione.

Ecco quali sono.

Dalla povertà alla ricchezza

È l’arco più intuitivo: un miglioramento costante delle condizioni emotive. Il protagonista parte da una situazione negativa e sale progressivamente verso un esito positivo. È la struttura delle storie di scoperta, crescita e meraviglia, come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Dalla ricchezza alla povertà (tragedia)

Qui il percorso è inverso: una lenta e inesorabile discesa. È la forma classica della tragedia, in cui la caduta emotiva non viene compensata da una risalita. Romeo e Giulietta ne è un esempio emblematico.

L’uomo nella buca

Una caduta seguita da una risalita. Il protagonista affronta una crisi, tocca il fondo e poi riesce a risollevarsi. È una struttura estremamente comune, rassicurante e profondamente umana.

Icaro

Ascesa seguita da una caduta. Il successo iniziale porta a un eccesso di fiducia o a un errore fatale. È la storia dell’ambizione che si trasforma in perdita.

Cenerentola

Salita, discesa e nuova salita. Un arco più complesso, fatto di speranza, delusione e riscatto. Secondo lo studio, è uno dei modelli più amati dai lettori, forse perché riflette l’idea che la felicità non sia lineare, ma conquistata.

Edipo

Caduta, ascesa e nuova caduta. È l’arco più instabile e drammatico, in cui ogni soluzione porta con sé una nuova crisi. Anche questo schema risulta particolarmente coinvolgente per il pubblico.

Non trame, ma emozioni

Un punto cruciale dello studio è spesso frainteso: questi archi non descrivono la trama. Non dicono cosa accade nella storia, ma come ci fa sentire nel tempo.

Due racconti completamente diversi possono condividere lo stesso arco emotivo. Un fantasy epico e un dramma intimista possono seguire entrambi uno schema “uomo nella buca”, pur non avendo nulla in comune a livello di ambientazione o personaggi.

Perché alcune storie hanno più successo di altre

Un aspetto particolarmente interessante riguarda la popolarità. Analizzando i dati di lettura e download, i ricercatori hanno notato che le storie con archi emotivi più complessi tendono ad attrarre più lettori.

In particolare, i modelli di Cenerentola ed Edipo, così come le narrazioni che combinano più archi emotivi, risultano più coinvolgenti. Non perché siano più originali, ma perché offrono un’esperienza emotiva più articolata, fatta di tensione, incertezza e trasformazione.

Un linguaggio emotivo universale

Sebbene lo studio si sia concentrato su opere in lingua inglese, risultati simili emergono anche in altre tradizioni letterarie. Madame Bovary segue l’arco dalla ricchezza alla povertà; Il brutto anatroccolo mescola più archi, con continui alti e bassi emotivi.

Questo suggerisce che gli esseri umani condividono schemi emotivi profondamente radicati, che attraversano culture, epoche e linguaggi.

Perché continuiamo a raccontare le stesse storie

La scoperta non riduce il valore della narrativa. Al contrario, lo rafforza. Sapere che raccontiamo sempre le stesse sei storie significa riconoscere che ci muoviamo entro confini emotivi comuni, legati alla perdita, alla speranza, alla caduta e alla rinascita.

Le storie ci sembrano familiari non perché siano povere di idee, ma perché parlano a una struttura emotiva che riconosciamo come nostra.

E forse è proprio questo il loro potere: cambiano i personaggi, i mondi e le parole, ma le emozioni restano le stesse. Perché, in fondo, raccontare storie è ancora uno dei modi più antichi che abbiamo per capire chi siamo.

Foto di Nong su Unsplash

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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