Stonehenge: nuove prove rivelano il trasporto umano delle pietre blu

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Il celebre complesso megalitico di Stonehenge, eretto circa 4.000 anni fa nella piana di Salisbury, continua a rivelare segreti inaspettati. Una recente indagine scientifica condotta dall’Università di Aberystwyth ha messo in discussione una teoria radicata da un secolo: quella secondo cui le pietre blu che formano il cerchio interno del monumento sarebbero state trasportate dai ghiacciai durante l’ultima era glaciale.

Segni “innaturali” sulle superfici

Le pietre blu, ognuna del peso medio di 3,5 tonnellate, presentano segni superficiali che in passato erano stati interpretati come abrasioni da erosione glaciale. Tuttavia, l’analisi pubblicata sul Journal of Archaeological Science: Reports indica che molti di questi segni sono incisioni intenzionali, compatibili con il taglio e la manipolazione umana. I ricercatori ipotizzano che parte dell’usura sia dovuta all’esposizione agli agenti atmosferici, ma che la principale impronta sia stata lasciata da strumenti e tecniche di trasporto neolitiche.

Un viaggio lungo oltre 200 chilometri

Le nuove evidenze supportano studi precedenti, tra cui quello del 2023, secondo cui alcune pietre di Stonehenge, come la Pietra di Newall, provengono dalle colline di Preseli, nel Galles. In particolare, i ricercatori hanno stabilito che Newall si sia staccata da un blocco più grande, denominato “32d”, ancora sepolto sul sito.

Se i ghiacciai avessero trasportato queste pietre, ci si aspetterebbe di trovarne altre disseminate attorno a Salisbury Plain. L’assenza di tali reperti rafforza la tesi del trasporto umano, con percorsi di oltre 200 chilometri affrontati con mezzi rudimentali, probabilmente slitte in legno e sistemi di rulli.

L’impresa della Pietra dell’Altare

Un altro studio, pubblicato nel 2024, ha evidenziato un’impresa ancora più straordinaria: la Pietra dell’Altare (Stone 80) sarebbe stata trasportata per circa 750 chilometri. Un’operazione di tale portata, in un’epoca priva di ruote o animali da tiro, richiedeva pianificazione, cooperazione e una conoscenza avanzata delle tecniche di movimentazione.

Rivalutare le capacità del Neolitico

Queste scoperte ribaltano l’immagine stereotipata delle popolazioni neolitiche come “cavernicoli” privi di competenze ingegneristiche. Al contrario, emerge il ritratto di comunità organizzate, capaci di grandi progetti collettivi e di una logistica sorprendentemente complessa.

Il dibattito sullo scopo di Stonehenge — che sia stato un osservatorio astronomico, un luogo rituale o un centro cerimoniale — rimane aperto. Ma una cosa è certa: le mani che hanno eretto queste pietre appartenevano a costruttori visionari, capaci di trasformare un paesaggio naturale in un’opera che resiste al tempo e continua a suscitare meraviglia.

Foto di Priyank V su Unsplash

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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