La plastica potrebbe avere i giorni contati grazie a questi bruchi

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Mentre scienziati e ricercatori lavorano per trovare un modo per bloccare gli effetti dei cambiamenti climatici, è possibile che la risposta ad uno dei nostri problemi più seri possa essere nientemeno che un bruco. Nel 2017, è stato scoperto che i bachi della cera hanno la capacità di “mangiare” la plastica. A quel tempo, non era chiaro come ciò fosse esattamente possibile e soprattutto se potesse essere replicato, ma ora i ricercatori pensano di essere di fronte ad una svolta.

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Questa scoperta potrebbe essere determinante, dal momento che potrebbe costituire una soluzione efficiente per affrontare il degrado ecologico causato dall’abuso dei materiali plastici. Attualmente, il modo migliore per affrontare l’inquinamento da plastica è infatti il riciclaggio, ma si tratta ancora di un metodo poco incisivo. Il processo di riciclaggio stesso richiede l’uso di energia non rinnovabile e inoltre, a differenza di altri materiali come vetro o metallo, la plastica può essere riciclata solo un certo numero di volte. Una singola bottiglia di plastica impiegherà circa 450 anni per biodegradarsi e questo processo emette gas che contribuiscono al cambiamento climatico.

 

Gli attuali metodi di smaltimento della plastica sono ancora inefficienti e questa scoperta potrebbe essere una vera svolta

Contemporaneamente, vengono inoltre prese alcune misure per ridurre al minimo la domanda di prodotti in plastica, ad esempio vietando l’uso di cannucce e limitando l’utilizzo di buste di plastica per la spesa. Purtroppo però, il mondo si è dimostrato ancora troppo dipendente dalla plastica, producendo quasi 300 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, molte delle quali finiscono nell’oceano, con un impatto devastante sull’ambiente.

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Quel che è certo è che questi bruchi non possono per ora essere considerati una soluzione vera e propria, dal momento che i ricercatori hanno scoperto che i loro escrementi risultano tossici, anche se i risultati dei primi esperimenti sono piuttosto incoraggianti. Essi potrebbero quindi essere un punto di partenza per tutta la comunità scientifica, che non ha mai smesso di cercare nuovi modi per affrontare l’annosa e vitale questione dei rifiuti plastici.

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