Un nuovo farmaco sperimentale potrebbe bloccare l’Alzheimer prima dei sintomi

Date:

Share post:

Un farmaco sperimentale potrebbe aprire una nuova strada nella prevenzione dell’Alzheimer, intervenendo prima ancora che compaiano i primi sintomi. Si chiama NU-9 e, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia, avrebbe mostrato effetti significativi nei modelli animali della malattia.

A differenza di molti trattamenti attualmente disponibili o in fase avanzata di sperimentazione, NU-9 non si limita a rimuovere le proteine considerate responsabili del danno neuronale, ma aiuta le cellule a recuperare la loro capacità naturale di difendersi.

Un approccio diverso rispetto ai farmaci tradizionali

Negli ultimi anni, farmaci come lecanemab e donanemab si sono concentrati sull’eliminazione della proteina beta-amiloide, che tende ad accumularsi nel cervello delle persone affette da Alzheimer. Tuttavia, i benefici clinici di queste terapie sono risultati limitati.

NU-9 adotta una strategia diversa: invece di “ripulire” il cervello dall’esterno, ripristina i meccanismi interni della cellula che permettono di eliminare le proteine tossiche prima che causino danni irreversibili.

Secondo William Klein, professore di neurobiologia e autore dello studio, nelle malattie neurodegenerative questi sistemi di protezione smettono di funzionare. NU-9 sembrerebbe riattivarli.

I risultati nei modelli animali

Nei topi geneticamente predisposti a sviluppare l’Alzheimer, il farmaco è stato somministrato prima della comparsa dei sintomi. Dopo circa due mesi di trattamento orale quotidiano, i ricercatori hanno osservato:

  • una riduzione dei segni iniziali di degenerazione cerebrale
  • un calo dell’infiammazione
  • una diminuzione delle proteine tossiche associate alla malattia

Secondo i ricercatori, intervenire in questa fase precoce potrebbe essere la chiave per evitare il fallimento di molte terapie sperimentali del passato.

Un potenziale cambio di paradigma

I risultati, se confermati negli studi clinici sull’uomo, suggeriscono che l’Alzheimer potrebbe un giorno essere prevenuto, piuttosto che semplicemente rallentato. Un’ipotesi che fino a pochi anni fa sembrava irrealistica.

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

Related articles

In arrivo nuove Apple Pencil con batterie sostituibili

Il periodo delle Apple Pencil "usa e getta" con batterie impossibili da sostituire sta per giungere al termine....

Vitamina D e sole estivo: perché esporsi più a lungo non significa produrne di più

Con l'arrivo dell'estate molti pensano che trascorrere ore sotto il sole sia il modo migliore per "fare scorta"...

Samsung guida l’evoluzione dei pieghevoli con Galaxy Fold

La gamma Galaxy Fold continua a rappresentare uno dei pilastri della strategia di Samsung nel settore mobile. A...

Amazon: offerte di inizio settimana da prendere al volo

Amazon ha appena lanciato una marea di nuove offerte tecnologiche e non. Se siete alla ricerca di qualche...