Come l’attuale pandemia ci avrebbe allenato per una guerra nucleare

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Secondo un documento pubblicato sul Bulletin of the Atomic Scientists da parte di alcuni esperti britannici, l’attuale pandemia da coronavirus ci avrebbe allenato per un futuro conflitto mondiale nucleare. I ricercatori spiegano subito come un evento del genere causerebbe effetti assai più disastrosi, ma l’esperienza accumulata potrebbe mitigare alcune delle problematiche che sorgerebbero.

Una guerra nucleare metterebbe in ginocchio i servizi sanitari, la sospensioni delle libertà civili, un impatto pesante sulle infrastrutture di base del governo, della finanza, delle comunicazioni cosi come anche dell’approvvigionamento di cibo. Detto questo, i cittadini avrebbero dalla loro nuove capacità per affrontare tutto.

Uno dei pericoli di un possibile conflitto del genere nasce dal fatto che allo stato attuale potrebbero essere improvvisi e la popolazione, fino a poco fa, non era assolutamente preparata per questo, neanche i governi. La pandemia ha cambiato le carte in tavola.

 

Pandemia e guerra nucleare: due eventi diversi, ma non così tanto

Le parole del professor Richard Lilford:

Il primo obiettivo quando si ha a che fare con catastrofi globali di qualsiasi tipo è la prevenzione, ma se la prevenzione non è possibile, l’attenzione deve essere rivolta alla preparazione. Probabilmente, il mondo non era adeguatamente preparato per il Covid-19, e se i governi di tutto il mondo non fossero preparati per una pandemia, probabilmente sarebbero impreparati per altri disastri globali, inclusi incidenti nucleari. Ciò che la situazione attuale ha evidenziato sono alcune delle sfide che i cittadini dovrebbero affrontare in l’evento di un attacco nucleare che includa panico diffuso, carenza di cibo, attrezzature e farmaci e scorte di scorte, il tutto su scala molto più ampia. Un attacco significherebbe quasi certamente la limitazione delle libertà civili, sottolineando l’importanza di un chiaro, inequivocabile messaggistica da parte di governi affidabili, una sfida che è rimasta in prima linea nella risposta a Covid-19.”

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