Cosa spinge le donne a uccidere? Meno psicopatia, più emozione e minaccia

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Contrariamente a quanto spesso immaginato, le donne che uccidono raramente lo fanno per via di una patologia psicopatica: studi neuroscientifici e forensi mostrano punteggi più bassi di psicopatia tra femminili omicidi, rispetto ai maschi, suggerendo che il disturbo non sia la norma nei casi di femminicidio o omicidi tra donne.

Per molte donne coinvolte in omicidi, le emozioni – rabbia, paura, vergogna – sono il detonatore dell’azione. Spesso si tratta di risposte estreme a minacce percepite o reali, non di un desiderio calcolato di annientare: la vendetta o la difesa di sé prevalgono su freddezza e pianificazione sistematica.

Cosa spinge le donne a uccidere? Meno psicopatia, più emozione e minaccia

L’analisi dei casi mostra che, nella maggior parte, le vittime sono persone vicine: partner, familiari o minori. Questo perché le donne tendono a uccidere chi conoscono, spesso in situazioni dove il legame è conflittuale, non per impulsi di dominio su estranei.

Un elemento ricorrente nei profili delle autrici è una storia di abusi, violenze domestiche e traumi infantili: secondo il “feminist pathways perspective”, oltre il 60–75% delle donne detenute per omicidio ha vissuto violenze nell’età adulta o nell’infanzia. Tali eventi costituiscono un percorso verso la violenza – in molti casi come autodifesa o risposta estrema a un ciclo di oppressione.

Le modalità d’azione descritte nei casi femminili includono spesso avvelenamento o uso di sostanze: strumenti discreti, non visibili, spesso rivolti a vittime vulnerabili. Tali energie rifletono forme di aggressività più insidiose che dirette, meno violente nel gesto, ma non per questo meno letali.

Prevenire sul piano sociale e clinico

Anche il profitto materiale rappresenta una motivazione comune: omititrici seriali, definite “vedove nere”, spesso uccidono mariti o partner per ricchezza, benefici o assicurazioni. In quei casi, il movente non è l’omicidio in sé, ma una strategia di sopravvivenza o ribaltamento di potere economico.

La percezione di una minaccia imminente – violenza domestica, abbandono, tradimento – spesso catalizza il gesto estremo. Non si tratta di mania di persecuzione, ma di circostanze vissute come spinte al limite, dove l’omicidio appare come unica via d’uscita.

Gli esperti sottolineano che l’obiettivo non è assolvere, ma comprendere: questi omicidi nascono più da un vissuto emotivo e minacce esterne che da disturbi di personalità. Interpretare la violenza femminile come prodotto di esperienze traumatiche e contesti oppressivi aiuta non solo a comprendere i fattori di rischio, ma anche a prevenire sul piano sociale e clinico.

Foto di Jürgen Grunau da Pixabay

Marco Inchingoli
Marco Inchingoli
Nato a Roma nel 1989, Marco Inchingoli ha sempre nutrito una forte passione per la scrittura. Da racconti fantasiosi su quaderni stropicciati ad articoli su riviste cartacee spinge Marco a perseguire un percorso da giornalista. Dai videogiochi - sua grande passione - al cinema, gli argomenti sono molteplici, fino all'arrivo su FocusTech dove ora scrive un po' di tutto.

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