Come il morbo di Alzheimer. quello di Parkinson è una malattia complessa la cui origine non è ancora stata individuata con certezza. Allo stesso tempo però, per quest’ultimo c’è una teoria che si sta rafforzando sempre di più permettendo quindi anche di ideare trattamenti mirati. Si parla della possibile origine della patologia dall‘intestino, e nello specifico dai batteri che vivono nell’organo in questione che portano a una riduzione della presenza di due vitamine importanti, la rifoflavina e la biotina.
Con questo scenario l’idea di trattamento in realtà risulta essere molto semplice, ovvero andare ad aiutare nello specifico queste vitamine del gruppo B. Il collegamento delle vitamine con il morbo di Parkinson e che una loro ridotta presenza porta a una riduzione ulteriore degli acidi grassi a catena corta, SCFA, e delle poliammine. Il risultato è un parete intestinale più permeaibile anche agli agenti patogeni malevoli che da lì posso viaggiare fino al cervello.
Trattare il morbo di Parkinson
Le parole dei ricercatori: “La terapia di integrazione mirata a riboflavina e biotina è promettente come potenziale via terapeutica per alleviare i sintomi del Parkinson e rallentare la progressione della malattia. Le carenze di poliammine e SCFA potrebbero portare a un assottigliamento dello strato di muco intestinale, aumentando la permeabilità intestinale, entrambi fenomeni osservati nella malattia di Parkinson.”
Da qui a poter dire di poter trattare il morbo di Parkinson ce ne passa. Quello che al momento si sa, è che analizzando casi in tutto il mondo c’è una costante che riguarda proprio i batteri presenti nell’intestino che influiscono sulle vitamine del gruppo B.

