Il manoscritto Voynich, conservato alla Beinecke Library dell’Università di Yale, è uno dei più grandi enigmi della storia della crittografia. Scritto nel XV secolo, illustrato con piante impossibili, diagrammi astronomici e figure umane in pose enigmatiche, è da sempre circondato da un’aura di mistero.
Il suo testo, nel cosiddetto voynichese, non è mai stato decifrato. Chiunque si sia avvicinato al problema — linguisti, matematici, crittografi, perfino appassionati di intelligence — è tornato indietro con più dubbi che risposte.
È un codice segreto? Una lingua perduta? O una colossale burla medievale?
Un nuovo studio riapre la discussione, suggerendo che la risposta potrebbe trovarsi nella crittografia storica.
Un cifrario moderno per spiegare un enigma antico
A gettare nuova luce sulla questione è il ricercatore indipendente Michael A. Greshko, autore di uno studio pubblicato su Cryptologia. Il lavoro presenta un sistema di cifratura manuale, chiamato cifrario Naibbe, in grado di trasformare testi latini e italiani in una scrittura estremamente simile al voynichese.
Non si tratta di una “soluzione” del manoscritto, né di una decodifica. È invece una prova di concetto: un modo per dimostrare, con strumenti storicamente plausibili, che il Voynich potrebbe davvero essere il risultato di un testo originale criptato e non un mero artificio privo di senso.
Il cuore del metodo: semplicità, casualità, e strumenti medievali
Il nome del cifrario, Naibbe, richiama un termine italiano del XIV secolo legato ai giochi di carte. E proprio le carte — insieme a dadi, carta e penna d’oca — costituiscono il kit necessario per applicare questo sistema nel modo in cui sarebbe potuto essere utilizzato nel XV secolo.
Greshko mostra che il cifrario può essere eseguito interamente a mano, senza alcun ausilio moderno. L’operatore trasforma il testo originale in una sequenza di simboli, selezionati con procedure che imitano la complessità statistica tipica del Voynich:
- prefissi e suffissi distinti,
- combinazioni ripetute,
- sequenze che sembrano parole ma non lo sono,
- struttura interna regolare ma apparentemente indecifrabile.
Secondo il ricercatore, è proprio questa “grammatica interna” a renderlo così plausibile: le parole generate dal Naibbe presentano le stesse caratteristiche statistiche e distribuzioni ricorrenti del misterioso manoscritto.
Un alfabeto ricostruito ad arte
Nel suo studio, Greshko utilizza l’EVA (Extensible Voynich Alphabet), un sistema standardizzato per traslitterare il voynichese nel nostro alfabeto. Grazie a questo strumento, è possibile creare un parallelismo rigoroso tra i simboli del manoscritto e quelli generati dal nuovo cifrario.
Il risultato è sorprendente: i testi cifrati sono quasi indistinguibili dal Voynich, almeno alla vista di un non esperto.
Gli esempi che imitano Virgilio e Cesare
Per dimostrare l’efficacia del metodo, Greshko applica il cifrario a passi famosi della letteratura latina. Il primo verso dell’Eneide, “Arma virumque cano”, e l’inizio dei Commentarii de Bello Gallico di Giulio Cesare vengono trasformati in un mosaico calligrafico che sembra uscito direttamente dal manoscritto originale.
Il tratto più significativo è che il risultato non è casuale: chi possiede la chiave del cifrario può decifrare il testo con un procedimento sistematico.
In altre parole, non si tratta di una scrittura criptica a caso, ma di un vero e proprio codice.
È questa la chiave perduta del Voynich?
Lo studio non pretende di aver risolto il mistero. Però mette in evidenza un fatto spesso trascurato:
un sistema crittografico plausibile, compatibile con l’epoca e in grado di produrre testi “voynichiani”, esiste davvero.
Ciò non significa che il manoscritto Voynich sia stato scritto con il cifrario Naibbe, né che condivida esattamente gli stessi principi.
Ma suggerisce che l’ipotesi del crittogramma — un testo reale nascosto sotto una codifica complessa — non può essere esclusa.
Un enigma che resiste, ma meno “impossibile” di prima
Il manoscritto Voynich probabilmente rimarrà indecifrabile, almeno finché non emergerà la chiave originaria o un indizio assolutamente dirimente. Tuttavia, lo studio di Greshko dimostra una cosa importante:
quella lingua impenetrabile potrebbe essere, in realtà, il frutto di una tecnologia crittografica sorprendentemente sofisticata per il suo tempo.
E mentre il mistero continua a esercitare il suo fascino, il cifrario Naibbe apre una nuova strada: non per risolvere il Voynich, ma per comprenderne la possibilità. Una possibilità che, dopo questo studio, appare più concreta che mai.
Foto di Moshe Harosh da Pixabay

